Il Sinappe, sindacato nazionale autonomo polizia penitenziaria, ha espresso piena solidarietà a una poliziotta penitenziaria in servizio presso la casa circondariale di Brissogne, in Valle d’Aosta. L'intervento del sindacato giunge a seguito della condanna di un detenuto da parte del tribunale di Aosta, una decisione che sottolinea la gravità degli episodi di violenza all'interno degli istituti penitenziari.
La sentenza, pronunciata il 7 ottobre 2026, ha visto l'uomo condannato a due anni e due mesi di reclusione. Le accuse a suo carico erano di violenza sessuale e resistenza a pubblico ufficiale, in riferimento a un grave episodio accaduto lo scorso febbraio.
La vicenda ha coinvolto direttamente un'agente in servizio nell'istituto penitenziario valdostano, e il detenuto è stato riconosciuto colpevole in primo grado.
Il Sinappe ha prontamente collegato questa condanna alla più ampia questione della tutela del personale di polizia penitenziaria e alle crescenti difficoltà operative riscontrate nella casa circondariale di Brissogne. L'episodio evidenzia le sfide quotidiane affrontate dagli agenti e la necessità di un'azione concreta per garantire la loro sicurezza.
La posizione del sindacato sulla sicurezza
Matteo Ricucci, vice segretario regionale del Sinappe, ha manifestato profonda vicinanza alla collega coinvolta. “Esprimiamo il massimo sostegno e la completa solidarietà alla collega colpita da un atto ignobile durante l’espletamento del proprio dovere”, ha dichiarato Ricucci, aggiungendo una nota di preoccupazione: “Non possiamo fare a meno di sottolineare come la vita lavorativa all’interno della casa circondariale di Brissogne sia diventata sempre più complessa e rischiosa per gli operatori”.
Il sindacato ha ribadito l'urgenza di implementare misure efficaci per prevenire episodi di violenza contro il personale. La condanna, pur rappresentando una risposta penale necessaria, arriva inevitabilmente dopo il verificarsi del fatto. Questo, secondo il Sinappe, non esaurisce affatto il tema fondamentale della sicurezza sul luogo di lavoro, che richiede un approccio proattivo e strutturale. Il riferimento è chiaro alle condizioni di servizio degli agenti e delle agenti di polizia penitenziaria impiegati quotidianamente nella struttura di Brissogne.
Richieste urgenti al Ministero della Giustizia
Raffaele Tuttolomondo, segretario nazionale del Sinappe, ha delineato le misure che il sindacato ritiene indispensabili per affrontare la situazione.
“Servono interventi strutturali concreti”, ha affermato Tuttolomondo, specificando che questi includono “un incremento reale degli organici, dotazioni strumentali idonee e protocolli operativi chiari per contrastare e sanzionare immediatamente ogni gesto di violenza contro il personale di polizia”.
Le richieste avanzate dal Sinappe al Ministero della Giustizia sono dunque chiare: maggiore personale, strumenti di lavoro adeguati e l'adozione di protocolli operativi precisi e inequivocabili. Il sindacato ha inoltre sollecitato il Ministero a inviare segnali di tutela e fermezza verso coloro che non rispettano le regole della convivenza civile e della legalità all'interno degli istituti penitenziari, garantendo un ambiente di lavoro più sicuro e dignitoso per tutti gli agenti.