Il Sinappe, sindacato nazionale autonomo di polizia penitenziaria, ha espresso la propria ferma solidarietà a una poliziotta penitenziaria in servizio presso la casa circondariale di Brissogne. L'agente sarebbe stata molestata da un detenuto nel mese di febbraio. La vicenda ha trovato un epilogo giudiziario con la condanna dell'uomo da parte del tribunale di Aosta a due anni e due mesi di reclusione. I reati contestati sono stati violenza sessuale e resistenza a pubblico ufficiale.

La presa di posizione del sindacato è giunta ad Aosta il 7 ottobre 2026, a seguito della sentenza emessa dai giudici in merito al grave episodio verificatosi all'interno dell'istituto penitenziario valdostano.

Il sindacato ha voluto così sottolineare l'importanza di un sostegno concreto al personale.

Il vice segretario regionale del Sinappe, Matteo Ricucci, ha manifestato il pieno sostegno alla dipendente della polizia penitenziaria direttamente coinvolta nell'incidente. Ricucci ha inoltre collegato l'episodio alle condizioni di lavoro sempre più difficili riscontrate all'interno della casa circondariale di Brissogne.

In una nota sindacale ufficiale, Ricucci ha dichiarato: “Esprimiamo il massimo sostegno e la completa solidarietà alla collega colpita da un atto ignobile durante l'espletamento del proprio dovere. Non possiamo fare a meno di sottolineare come la vita lavorativa all'interno della casa circondariale di Brissogne sia diventata sempre più complessa, richiedendo interventi urgenti a tutela del personale.”

Il procedimento giudiziario e la condanna

Il procedimento giudiziario ha riguardato un uomo di 31 anni, di origini egiziane, il quale è stato condannato in primo grado dal tribunale di Aosta, riunito in composizione collegiale.

I fatti che hanno portato alla condanna risalgono al 10 febbraio 2026, quando l'uomo era detenuto presso il carcere di Brissogne, in Valle d'Aosta.

Secondo le ricostruzioni, durante il rientro dalla "rotonda" verso il braccio di detenzione, l'uomo avrebbe opposto resistenza agli agenti della polizia penitenziaria che lo riaccompagnavano in cella. In quelle circostanze, si sarebbe verificato l'episodio di molestia nei confronti di un'agente.

Nel corso delle udienze, sono state ascoltate attentamente le testimonianze della persona offesa e di altri colleghi della polizia penitenziaria che erano presenti al momento dell'episodio. È emerso che la Procura aveva inizialmente richiesto l'assoluzione dall'accusa di violenza sessuale, a causa di alcune divergenze riscontrate tra le deposizioni rese in aula e le annotazioni di servizio prodotte dagli agenti nelle fasi iniziali dell'indagine.

La richiesta aveva sollevato interrogativi sul quadro probatorio.

Tuttavia, il collegio giudicante, dopo un'attenta valutazione delle prove, ha ritenuto l'imputato responsabile di entrambi i reati contestati: violenza sessuale e resistenza a pubblico ufficiale. Il 31enne non era presente in aula al momento della sentenza. Dopo la scarcerazione, era stato espulso dall'Italia e rimpatriato in Egitto.