C’è chi tiene una sola bottiglia accanto ai fornelli e la usa praticamente per tutto: insalata, pesce, carne, pasta e bruschette. Eppure scegliere un olio extravergine di oliva può essere molto più simile a scegliere un vino di quanto si possa immaginare. Profumi, intensità, varietà delle olive e sensazioni di amaro e piccante possono infatti cambiare il risultato finale di una ricetta.

Il principio di base è semplice: non tutti gli extravergine hanno lo stesso carattere e non tutti funzionano allo stesso modo con ogni alimento. Il CREA ricorda che tra gli attributi positivi utilizzati nell'analisi sensoriale dell'olio ci sono fruttato, amaro e piccante.

Il fruttato, in particolare, indica l'insieme delle sensazioni olfattive caratteristiche dell'olio ottenuto da olive sane e fresche e può presentarsi con caratteristiche e intensità differenti.

Leggero, medio o intenso: cosa cambia nel piatto

Una delle prime distinzioni utili in cucina è proprio quella tra fruttato leggero, medio e intenso. Non si tratta di stabilire quale sia l'olio migliore in assoluto, ma quale riesca a creare maggiore equilibrio con ciò che si sta preparando.

Secondo la guida al consumo consapevole del CREA, ai cibi più delicati possono essere abbinati oli dal fruttato leggero, mentre le preparazioni più saporite possono sostenere extravergine medi o intensi. Un olio delicato può quindi accompagnare carni bianche e alcune preparazioni di pesce, mentre un extravergine più deciso trova spazio con legumi, carne, sughi al pomodoro e pietanze dalla struttura più importante.

Gli oli di media intensità possono invece accompagnare, tra gli altri, insalate di pomodoro, cereali e pesce arrosto.

La stessa logica compare nella guida all'assaggio pubblicata nel 2025 da Gambero Rosso: un olio molto intenso rischia di coprire un ingrediente delicato, mentre un extravergine troppo leggero può praticamente scomparire quando incontra sapori particolarmente strutturati.

L'extravergine diventa un ingrediente

È proprio qui che cambia il modo di considerare l'olio. Non più soltanto qualcosa da versare automaticamente sul piatto, ma un vero ingrediente della ricetta.

Anche un gesto apparentemente semplice come condire una bruschetta può produrre risultati diversi scegliendo un olio delicato oppure uno più amaro, piccante e persistente.

E lo stesso principio può essere applicato a verdure, zuppe, carne e pesce. Persino nei dolci l'extravergine può trovare spazio: il CREA indica proprio gli oli dal fruttato leggero tra quelli utilizzabili nelle preparazioni dolci e nei gelati.

L'attenzione verso l'EVO incontra inoltre un prodotto che continua ad avere un peso importante nelle abitudini alimentari italiane. Secondo i dati ISMEA, il consumo interno di olio d'oliva si attesta a 441 mila tonnellate, con un consumo pro capite indicato in 7,5 litri. L'Italia conta inoltre 42 oli DOP e 8 IGP e oltre 4.240 frantoi attivi.

A Roma una lezione per imparare ad abbinarlo

Da questa idea nasce anche l'iniziativa organizzata da Sapord'Olio, oleoteca romana di via Po 84.

Martedì 22 settembre è prevista una lezione di cucina dedicata proprio alla scelta dell'extravergine, curata dalla chef Gabriella Cinelli, conosciuta anche come Archeochef.

Il tema parte da una domanda apparentemente banale: sappiamo davvero abbinare un extravergine al nostro piatto preferito? Durante l'incontro le preparazioni, dall'antipasto al dolce, saranno realizzate utilizzando oli extravergine differenti e successivamente degustate. L'obiettivo è mostrare concretamente quanto la scelta dell'olio possa incidere sull'equilibrio della ricetta.

Non è peraltro la prima esperienza di questo tipo per la chef e l'oleoteca: durante gli appuntamenti estivi del 2026, Sapord'Olio ha proposto degustazioni dedicate a extravergine provenienti da diverse regioni italiane, accompagnati da ricette preparate dalla stessa Cinelli per valorizzarne le caratteristiche.