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Londra, notte di Capodanno. Martin Sharp (Pierce Brosnan) un presentatore tv che a causa di uno scandalo sessuale ha perso lavoro, famiglia e soldi va sul tetto di un grattacielo per suicidarsi. Il problema è che anche l'infelice Maureen (Toni Colette) ha scelto lo stesso luogo e la stessa ora per farla finita.

A loro si aggiungono, sempre con l'idea di porre fine ai loro giorni, anche la la finta alternativa Jesse (Imogen Poots), figlia ribelle del politico Chris Crichton (Sam Neill) e il fattorino J.J. (Aaron Paul).

Dopo un balletto sulle precedenze e un dibattito sul da farsi, i quattro personaggi decidono di rinunciare al progetto e di non buttarsi più giù.

Un bizzarro incontro che darà il vita a una ancora più bizzarra amicizia.

Adattamento, sceneggiato da da Jack Thorne e diretto da Pascal Chaumeil, dell'omonimo romanzo di Nick Hornby, Non buttiamoci giù vorrebbe essere molte cose. Per esempio una commedia nera, intrisa di black humour inglese. Ma anche una denuncia del sistema giornalistico, britannico ma non solo, pronto ad azzannare questo "club dei suicidi", per esporlo nel suo zoo a uso e consumo di telespettatori e lettori. Mettiamoci anche l'idea sempreverde della seconda possibilità, della rinascita interiore, tema sempre forte e d'impatto emotivo sullo schermo.

Riesce il film di Chaumeil a essere tutte queste cose assieme? Sì, se consideriamo i singoli fattori. No, se ci aspettiamo che questi fattori si amalgamino e diano un prodotto compatto e uniforme.

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Il film procede a corrente alternata, infatti, alternando commedia, dramma, rivelazioni, incursioni nella vita del quartetto e così via, ma appunto alternando, accostano. Una giustapposizione che non è mai fusione.

Un difetto che comunque non incide sull'obiettivo, quello di darci una gustosa commedia nera e malinconica, con una discreta dose di battute azzeccate. Merito, oltre che della base letteraria di partenza, degli interpreti: se Brosnan sembra ormai specializzato nel parodiare il suo fascinoso passato come 007, la medaglia d'oro spetta all'australiana Colette, che ci restituisce la sua Maureen (nevrotica, casalinga disperata che toccato il fondo sa risalire) con il linguaggio del corpo, non verbale.