Ci sono storie che chiedono di essere definite da sapienti colpi di penna, custodite dalla memoria popolare, depositaria di saperi senza tempo. E, poi, ci sono personaggi in cerca d'autore, avvolti da un'aura che sa di leggenda, ingarbugliati in immaginose trame ricamate tra piazze e pubblici locali. Matasse di parole che, a volte, sfumano nel mito ed altre, invece, sembrano voler sfidare pagine di storia basate su incontrovertibili verità, nutrendosi di esse e rivendicando il posto che loro spetta.

E c'è chi queste sfide le raccoglie, con lucido entusiasmo e vivace capacità di indagine: è il caso di Luciano Armeli Iapichino, scrittore siciliano che, con la sua opera "L'uomo di Al Capone", ha riportato alla luce, rivestendola di dignità storiografica, la figura di Tony Lombardo, fedelissimo del celeberrimo gangster che spadroneggiava nell'America dei ruggenti anni Venti.

Un filo rosso, che si dipana lungo un'esistenza di stampo quasi cinematografico, lega Galati Mamertino, paese di montagna della provincia di Messina, alla sfavillante Chicago d'oltreoceano.

Correva l'anno 1906: un ragazzino di nome Antonino Lombardo, con una manciata di spiccioli in tasca, decide di lasciare la terra natia e di raggiungere il fratello Giuseppe in America. Una scelta che vale una vita.

Il contesto degli eventi muta radicalmente: la scena si sposta dalla Sicilia dei contadini in abiti umili all'America dei gangster in giacca e borsalino, da una quotidianità fatta di sudore, terra, mani sporche, ferrei valori familiari ad una realtà in cui si intrecciano proibizionismo, emigrazione, crisi della legalità, denaro, lusso e sangue.

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Forte di una narrazione incalzante, che si sviluppa ora in puntuali esposizioni dei fatti che delineano il profilo storico di quegli anni, ora in riflessioni filosofiche volte a cogliere una dimensione più propriamente introspettiva, l'opera ci conduce, da un piccolo mondo antico, all'interno di un mondo fatto di feroci lotte per la conquista del dominio.

Antonino, ora "Tony", è un ragazzo scaltro e, con l'appoggio del fratello, riesce ad introdursi nella Chicago dell'affare e del malaffare: dal commercio dello zucchero al reclutamento nelle fila della malavita organizzata il passo è breve.

Il ragazzo venuto dalla Sicilia non rimane un mero esecutore di ordini: le sue qualità gli consentono di scalare le vette del potere, di divenire fidato braccio destro di re Al, nonché la sua "voce" nelle trattative con le sanguinarie bande rivali, con le istituzioni e la politica.

E' la seconda metà degli anni Venti quando Al Capone fa in modo che Tony venga nominato Presidente dell'Unione Siciliana, sindacato che fornisce assistenza agli emigrati provenienti dal Vecchio Continente e che, nella città di Chicago, conta circa 20.000 iscritti: da qui si scatena la guerra con Joe Aiello e la sua organizzazione.

Settembre 1928: la parabola esistenziale del "siciliano con la testa a posto" divenuto, per scelte personali inserite in un contesto storico molto particolare, un genio del crimine, si conclude in una pozza di sangue.

Il libro di Luciano Armeli Iapichino, che ha visto la luce a Galati Mamertino, paese dello scrittore e terra natale di Tony Lombardo, documenta, con dovizia di particolari, la vita e gli affari del ragazzo passato "dall'indigenza siciliana" allo status di "zar del crimine", fino alla sua morte ed ai retroscena che ne furono causa.

Ci sono personaggi che trovano il loro autore: ad Armeli il merito di aver scritto questa storia.

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