Sono un tributo alla bella e "giovane" Italia le due retrospettive nazionali che si seguono a ruota dal titolo La Bella Italia, aperta presso la Galleria Agnellini Arte Moderna di Brescia fino al prossimo 21 febbraio, e Il Bel Paese, che aprirà i battenti presso il Museo d'Arte della città di Ravenna dal 22 febbraio al 14 giugno 2015. A tenere le redini di un filo conduttore che dagli anni del dopoguerra si arrotola tornando indietro nel tempo fino all'età Risorgimentale, il momento in cui il Bel Paese comincia a prendere la sua forma unitaria, sono le suggestive tele di grandi maestri come Balla, Depero, Sironi, Fattori, Lega e Boccioni.

Ma non è la cronologia, che in questo caso scorrerebbe in sento antiorario, a legare le due retrospettive, quanto la patriottica scelta di temi e soggetti che ci conducono in un viaggio artistico unico, in lungo e in largo nella verde - bianco - rossa penisola.

La retrospettiva bresciana punta il dito nel cuore del XX secolo: il percorso parte dall'intraprendenza e dalla voglia di rivoluzionare l'ordinario dei Futuristi, e culmina con i grandi interpreti degli anni che seguono la fine del secondo conflitto mondiale. In questo contesto, la creatività di artisti come Umberto Boccioni, Giacomo Balla e Mario Sironi è stimolata dal forte desiderio di catapultarsi in quella modernità frenetica e dinamica, in quella città in movimento che inghiotte i passanti nel tram-tram quotidiano.

Ma il cambiamento è dietro l'angolo, e qualche anno più tardi gli artisti indagano più che l'ambiente che li circonda, la matericità e la consistenza di tempere e vernici sulla tela: è il turno di Burri, che con il suo cretto ci trasmette la durezza della sua tela, e di Fontana, i cui Tagli hanno fatto furore.

La mostra ravennate, con il suo focus sul paesaggio, ci riporta indietro, alle origini della bandiera nazionale.

Si parte dal tempo dei Macchiaioli e dalle loro opere dai toni terrosi che raccontano spaccati di vita quotidiana, testimonianza delle diverse condizioni umane in una società che sta velocemente trasformandosi. Oltre alle vedute di campagne e paesaggi marittimi o alpini, scorgiamo spesso scorci di Venezia, Firenze, Napoli e Roma, le città del Grand Tour, meta prediletta di grandi nomi d'oltralpe come Turner, Corot e Boudin.

I volti e la caratterizzazione dei personaggi è qui ben resa dall'interpretazione di Silvestro Lega, Giuseppe De Nittis e Giovanni Boldini. Chiudono il percorso i protagonisti dei primi due decenni del Novecento, da Filippo Tommaso Marinetti a Carlo Carrà, che con le loro pulsioni avanguardistiche danno un colpo di spugna alla sensibilità ottocentesca dei loro predecessori.