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La Puglia sta vivendo la sua stagione d’oro dal punto di vista turistico. Gli ingredienti fondamentali di tale popolarità, oltre alle bellezze dei luoghi, sono da ricercare nelle usanze e nella genuinità della regione, soprattutto nella tradizione salentina.

Fra i friniti estivi delle cicale, centri storici di calce bianca, ulivi e muretti a secco, alcune lavorazioni artigianali resistono all’avanzare della tecnologia e alla modernizzazione. Sono lavori di precisione e di abilità, nei quali la fretta non è contemplata.

Sopravvivono così nel leccese le botteghe dei “pupi” di cartapesta, natività e presepi realizzati con questo particolare materiale, come anche i laboratori di ceramica e maiolica salentina.

Tuttavia nel cuore del Salento c’è ancora chi perpetua un’altra antica tradizione, meno conosciuta rispetto alle altre: la tessitura artigianale con i telai tradizionali.

La tessitura è un’arte millenaria, è stata una delle prime attività a conferire alla donna il privilegio del lavoro e ha svolto un importante ruolo di aggregazione sociale. Quasi tutte le famiglie avevano un telaio, ereditato da madri o nonne, o fatto costruire appositamente da sapienti falegnami.

Si tratta di strumenti antichissimi, generalmente costituiti da legno d’ulivo, azionati a pedali, sui quali con pazienza e abilità vengono disposti ed intrecciati fili di cotone, lino, seta. Tradizionalmente veniva utilizzata anche la lana delle pecore salentine, la cosiddetta “moscia”, adatta soprattutto per le sciarpe.

I filati prodotti erano spesso decorati con disegni complessi, da scegliere prima di iniziare la trama e sviluppati su carta.

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I manufatti realizzati erano asciugamani, lenzuola, tappeti, federe di cuscini, stole, che frequentemente andavano ad arricchire la dote delle fanciulle della famiglia oppure garantivano un introito economico.

Come funzionano i telai?

Il lavoro è complesso e richiede sapienza e pazienza: i fili vengono disposti sul telaio, procedimento chiamato armatura, e vengono fatti passare uno ad uno nei licci (parti del telaio necessarie ad alternare i fili dell’ordito, nel telaio salentino sono generalmente 4) e nel pettine del telaio. Si avvolgono i fili dell’ordito su un cilindro posteriore, chiamato subbio. Vi è poi uno strumento di legno dalla forma affusolata, la navetta, contenente la spoletta di filo, il quale viene “lanciato” da un lato all’altro dell’ordito.

Il tessitore tira a sé il pettine, per compattare il tessuto ed avvicinare il filo della trama a quello precedente. Il telaio è provvisto di pedali, ancorati al legno con delle corde, e quando vengono premuti, i filati sono sposati su diversi livelli grazie al movimento dei licci.

Una linea di tessuto dopo l’altra, viene creato il capo.

L’alternanza di pedali ed il movimento del pettine producono un suono tipico, un rumore secco, che scandiva le giornate delle tessitrici ricurve sui telai e di chi le circondava.

In Puglia, in particolare nel Salento, ed in altre regioni del sud Italia, come la Calabria e la Basilicata, qualcuno tiene viva la tradizione della tessitura con questi particolari telai, imitando le nonne, e ancor prima, le madri delle stesse nonne. C’è chi ancora crede nell’artigianato, e sfida le fabbriche moderne con piccole aziende dove la qualità, l’amore per il prodotto e la manodopera sono il segno distintivo.

Fra queste, la Tessitura Giaquinto, con sede in provincia di Lecce, le sorelle Solazzo a Surano.

La Fondazione “Le Costantine”, immersa fra gli ulivi, si trova a Casamassella (a pochi km da Otranto e dalla costa adriatica) realizza tessuti e manufatti personalizzabili secondo il gusto del cliente, ed offre anche un corso di tessitura, attingendo dalla tradizione e tramandandola a chiunque voglia iniziarsi all’arte del filato, come hobby o professione. La fondazione è stata omaggiata in questo video.