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Donne e fantascienza? Serena Bertogliatti è una delle migliori presenze nel panorama italiano. Ha appena vinto, parimerito con E. C. Perri, il primo concorso letterario promosso dall'Associazione Hyperion (Principato di Monaco) a cura dei futuribili Ivan Bruno e Sol), “Verso un nuovo mondo” con il bellissimo racconto “La Scala Santa”, poi nel libro omonimo dei racconti selezionati sempre a cura dell'Associazione in sinergia con la Fondazione Veronesi (i proventi a quest'ultima per Gold For Kids). L'autrice, nello specifico ha già un background letterario di tutto rispetto: racconti con Mondadori, Edizioni Scudo, Curcio, BraviAutori, La Tela Nera e Origami; scrive su Oubliette Magazine.

Nostra intervista esclusiva per Blasting News.

Dopo William Gibson

D - Serena, Il tuo racconto vincitore... “La Scala Santa”, fantascienza doc, un approfondimento?

R – Sono cresciuta nella casa di una lettrice forte con una passione per la fantascienza e di un appassionato di computer nell’epoca in cui il mondo dell’informatica stava prendendo spunto dalle visioni di William Gibson. Mi sono abbuffata di fantascienza senza neanche sapere esattamente che cosa fosse fino all’adolescenza, e poi ho non troppo gradualmente smesso di leggerne – mentre, contemporaneamente, ho cominciato a scriverne. Tutto quello che di più o meno vagamente fantascientifico da allora ho scritto ha quindi attinto da altri ambiti: altri generi letterari, il cinema, la storia, il presente. Soprattutto gli ultimi due.

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Da feroce appassionata del primo Gibson, credo che la fantascienza sia un gioco di logica e creatività: avendo in mano i dati presenti – la configurazione geo-politica, la società, le sue tendenze e mode, i corsi e ricorsi storici che crediamo di riconoscere nell’oggi – si postula un what if nel futuro.

Non escapismo, quindi, ma approfondimento per ipotesi. Speculare, avendo davanti a sé uno specchio inevitabilmente deformante. “La Scala Santa” parte da un tema così contemporaneo che in parte temo sia tutt’altro che universale (ma una ci prova, a rintracciare universali, no?): la manipolazione materiale di sé per giungere a un livello superiore, tutto ideale. È un paradosso che mi affascina da tempo anche perché, come molti paradossi, più che essere una contraddizione, una coesistenza di opposti ben separati e contrapposti, potrebbe rivelarsi un Giano bifronte.

Fiabe e fantascienza

D - Serena, più in generale, letteratura e fantascienza?

R– Altrove ho scritto che la fantascienza permette di parlare dell’oggi senza risultare inverosimili.

Il/la lettore/trice non si trova interiormente faccia a faccia con la domanda: “Quel che sto leggendo può veramente accadere nel mondo che conosco?” E, se la risposta è “no”, allora adieu alla sospensione dell’incredulità – e quindi adieu all’immersione nel racconto, al masticare le ipotesi al suo interno metaforizzate.

La fantascienza è un po’ come le favole: permette di interagire, e far interagire, direttamente con i contenuti soggiacenti. Quali essi siano, e come essi vengano interpretati. Sono ipotesi, più che conclusioni. E chi legge può giocarvi senza dover rispondere a domande, nella complessa società di oggi, difficilissime – come per l’appunto: “Quel che sto leggendo può veramente accadere nel mondo che conosco?” Ma questo è come io vedo e uso la fantascienza. Essa può – come qualsiasi altro genere – essere usata e abusata in mille modi diversi. Dubito che un genere, in quanto genere, sia di per sé garante di qualcosa.