Salutando il 35esimo Torino Film Festival che ha appena chiuso i battenti, ricordando anche il cinema di Brian De Palma, e attendendo il 36esimo che avrà luogo dal 23 novembre al 1 dicembre 2018, a seguire vi saranno presentate le recensioni di alcuni film particolarmente accattivanti. Direttamente dalla sezione Torino 35, c'è Beast del regista inglese Michael Pearce, mentre da Festa Mobile è la volta di What Happened To Monday/Seven Sisters del regista norvegese Tommy Wirkola e A Taxi Driver del coreano Hoon Jang.

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35esimo Torino Film Festival - Trama e Recensione di Beast

Moll (Jessie Buckley) è una giovane donna di 27 anni, che risiede nell'isola di Jersey, presso il canale della Manica. Ancora in casa con i genitori e attorniata da una famiglia opprimente, nella quale è la rigida madre ad avere l'ultima parola su tutto, un bel giorno vede un piccolo spiraglio di luce rappresentato dallo sconosciuto e attraente Pascal (Johnny Flynn), cacciatore e spirito libero dai precedenti penali non indifferenti.

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Tra i due s'instaura presto un appassionato rapporto amoroso, che spinge la repressa quanto ribelle Moll ad andare a convivere con il misterioso e intrigante Pascal. Quando il ragazzo sarà accusato di aver ucciso alcune adolescenti dell'isola, lei continuerà a stargli accanto con il beneficio del dubbio andando contro l'intero paese, sino alla risoluzione finale che lascerà lo spettatore letteralmente senza fiato.

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Cinema

Beast è un thriller psicologico piuttosto teso girato con maniacale perfezione, una storia di formazione e favola nera di una fanciulla che dapprima è sottomessa ad animale domestico, per poi subire un radicale cambiamento, una forte e marcata emancipazione che la farà scappare dal nido, assumendo la sua vera personalità, quella più selvatica, più selvaggia, perciò altamente pericolosa. La pellicola di Pearce mette continuamente a confronto i due protagonisti, ponendo a chi la guarda parecchie insondabili domande, in quanto da una parte abbiamo Moll, anima tormentata perché in passato bullizzata dai compagni di scuola, e di conseguenza vendicativa nei confronti di chi le ha fatto del male e del mondo stesso che non comprende la sua sofferenza, dall'altra abbiamo invece Pascal, orfano dei genitori e con un crimine o più crimini sulla coscienza, ma forse dopo il tempo trascorso, redento da tutti i suoi peccati.

In Beast, chi sono Moll e Pascal? Due anime complementari che s'incontrano? Sono due giovani che sembrano essersi trovati per completarsi, per poi dividersi nuovamente e intercambiarsi fra di loro? Lo spettatore è frequentemente portato a chiedersi chi è il vero colpevole, chi prende in giro chi, chi è sincero amando davvero e chi invece mente facendo credere di amare, per poi sfruttare quel sentimento a proprio vantaggio e liberarsi così da un peso insostenibile, da una macchia quasi indelebile che può essere lavata via solo con il sangue, magari di qualcuno simile a te ma non uguale, capitato sulla tua strada e ottimo capro espiatorio per le tue antiche colpe, le tue impurità interiori.

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Beast è in sostanza un film incentrato su lupi travestiti da agnelli e agnelli sacrificali con lupi celati in loro stessi, ma che escono fuori soltanto se provocati, per poi tornare mansueti in maniera costante.

Voto: 7/10

Torino Film Festival numero 35 - Trama e Recensione di Seven Sisters

L'aumento incontrollato delle nascite ha costretto il governo a indire una nuova legge, quella del figlio unico.

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A capo di questo ambizioso progetto scientifico c'è la dottoressa Nicolette Cayman (Glenn Close), che per i bambini in eccesso ha ideato il sistema dell'ibernazione o "criosonno", così da farli risvegliare in tempi più favorevoli per un ritorno alla normalità, che però sotto la sua supervisione non si verificherà tanto facilmente, visti i suoi discutibili e scioccanti metodi. Karen Settman, una gestante, muore dando alla luce sette gemelle, che in seguito vengono allevate e protette dal nonno (Willem Dafoe), il quale decide di chiamarle Lunedì, Martedì, Mercoledì, Giovedì, Venerdì, Sabato e Domenica. Ognuna di loro uscirà di casa il giorno corrispondente al proprio nome, sotto la falsa identità della madre, Karen Settman (Noomi Rapace duplicata meravigliosamente per sette volte). Le sorelle saranno libere di esprimere le loro vere personalità solamente tra le mura domestiche, e il trucchetto funziona senza intoppi fino a quando Lunedì scompare nel nulla, e per le gemelle restanti sarà l'inizio di un incubo.

What Happened To Monday/Seven Sisters è un thriller sci-fi di genere distopico incalzante, travolgente, appassionante dalla prima all'ultima scena. Come già accennato, vige la politica del figlio unico per controllare la sovrappopolazione, che ha oramai raggiunto cifre da capogiro, ripercuotendosi negativamente sull'economia globale e su ogni singolo aspetto dell'esistenza umana. In Seven Sisters assistiamo a continui flashback e ritorni al presente, con le sorelle ancora piccole e poi adulte e viceversa, ognuna con un proprio modo di fare. Mercoledì è la sportiva-guerriera esperta di arti marziali, Venerdì è la cervellona amante dell'informatica, Sabato è la frivola e romantica tinta di biondo che non ha ancora avuto esperienze amorose con nessuno, Martedì è la dipendente da sostanze stupefacenti con i capelli rossi e il carattere ansioso, Giovedì è la ribelle con i capelli corti intollerante alle regole, Domenica è la materna, quella che cerca di fare le veci del nonno scomparso da tempo, e dulcis in fundo Lunedì, la più ambiziosa di tutte, quella alla quale interessa emergere e ottenere in fretta la promozione lavorativa tanto desiderata.

Seven Sisters infine, sembra considerare alla pari tutte le sette gemelle, ma in realtà la pellicola ruota attorno a una sola di loro, catalizza l'attenzione proprio su Lunedì e su un suo sentimento in particolare, e se vi state chiedendo quale, la risposta è semplice, in quanto questo folle sentimento è l'amore. Ebbene sì, Lunedì s'innamora, e l'amore che prova è più forte del patto che ha stipulato con le altre sei sorelle. Per amore è disposta a rimettere in gioco tutto, e a vivere pienamente la propria esistenza come unica Karen Settman.

Voto: 8/10

35esima Edizione Torino Film Festival - Trama e Recensione di A Taxi Driver

Corea del Sud, 1980. Un giornalista tedesco, corrispondente estero a Tokyo, Jurgen Hinzpeter (Thomas Kretschmann), decide di farsi accompagnare da un tassista di Seul (Song Kang-jo) a Gwangju, per filmare una rivolta studentesca contro il governo. Ad animare i ragazzi è il disperato bisogno di libertà. Da questa esperienza, i due uomini ne usciranno profondamente cambiati, ognuno con un proprio punto di vista.

A Taxi Driver, tratto da una storia vera, è un film emozionante, girato con velocità nelle inquadrature legate alla rivoluzione degli universitari, e con lentezza nei momenti relativamente più tranquilli. L'opera catapulta lo spettatore nella realtà tragica dei suoi personaggi, lo fa soffrire proprio come i suoi characters, e la tensione sale alle stelle. Da notare le panoramiche e le riprese dall'alto sui fatti sanguinosi rappresentati, e l'amicizia sincera tra il reporter e il tassista nel bel mezzo dell'insurrezione popolare. Quando quest'ultimo si accorge di rischiare la propria vita, il suo obiettivo primario non è più la corsa ma salvare la sua pelle, quella del suo amico giornalista che nel frattempo ha imparato a conoscere e ad apprezzare come persona, pur non parlando la sua lingua, e tornare a casa dalla sua bambina.

A Taxi Driver parte come una commedia per poi virare verso l'orrore di una carneficina senza senso, e che lo spettatore assimila sino all'ultimo fotogramma. La macchina da presa narra i fatti attraverso lo sguardo dapprima incredulo e poi disperato di un semplice tassista, che è sempre stato incurante di quello che gli capitava intorno e incapace di buttarsi nella mischia per il bene di altre persone, mentre ora il suo coraggio e l'altruismo prendono il sopravvento, e lo spettatore non può fare a meno di affezionarsi a lui. La violenza degli scontri ha un climax che cresce piano piano per poi dominare lo schermo con tutta la sua brutalità.

A Taxi Driver è anche diffusione delle notizie a dispetto di tutto e contro qualsiasi sopruso politico, militare, civile. La prerogativa principe è essere disposti persino a morire perché la verità possa essere divulgata. Per quanto riguarda l'aspetto tecnico-registico, sono presenti diversi stacchi sulle cineprese, che non devono mai smettere di girare per far sì che tutto il mondo sappia cosa accade a Gwangju. La figura del reporter tedesco invece, rispetto a quella del tassista, è meno incisiva ma non per questo insignificante. E' solo che lui non essendo coreano, pur addolorato per quello che è obbligato a vedere, vive l'evento da esterno, da estraneo, da straniero in un posto a lui straniero, e le dinamiche non gli sono familiari, ma comprende presto che la vita è sacra in qualsiasi parte del globo, e che toglierla senza ritegno alcuno è bestiale e incivile.

A Taxi Driver è infine la storia di due uomini sì completamente diversi per usi, costumi e tratti somatici, ma uguali nel momento del bisogno, quello di aiutarsi reciprocamente per salvaguardare la sola cosa che per l'essere umano ha importanza, la vita, e per portare avanti questo progetto, utilizzano il sentimento indissolubile dell'amicizia, che nel loro caso, nonostante la lontananza e l'impossibilità di rivedersi, è riuscita a durare per sempre.

Voto: 8/10

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