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Per concludere la selettiva rassegna di film da giudicare, dopo la recente chiusura del 35° Torino Film Festival e le recensioni di Beast, Seven Sisters e A Taxi Driver [VIDEO], resta la sezione dal titolo After Hours, con le pellicole The Disaster Artist e Revenge. La prima è diretta dall'attore e regista americano James Franco, mentre la seconda dalla director francese Coralie Fargeat.

35° Torino Film Festival - Trama e Recensione di The Disaster Artist

Greg Sestero (Dave Franco) è un giovane attore alle prime armi, che frequenta una scuola di Cinema a San Francisco con risultati molto scarsi, vista la sua totale mancanza di talento.

Decisamente con il morale sotto ai piedi, finisce per conoscere Tommy Wiseau (James Franco), un tipo davvero fuori dal comune che lo aiuterà ad emergere, pur celando di se stesso età, origine geografica e provenienza delle sue laute risorse economiche. Trasferitosi a Los Angeles presso il suo nuovo amico, Greg è pronto a diventare quel qualcuno tanto agognato, ma la strada per il successo è lunga e irta di ostacoli. Ad ogni modo, insieme a Tommy, che decide di scrivere, dirigere e produrre The Room (2003), il loro film d'esordio, cerca di sfondare a Hollywood. Il risultato è un melodramma sconclusionato, in grado però di assurgere a famoso cult movie.

The Disaster Artist, film diretto e interpretato dall'attore James Franco, è ispirato alla storia vera del regista, sceneggiatore, attore e produttore polacco naturalizzato americano Tommy Wiseau.

Nel lungometraggio inoltre, viene ben delineata la sua profonda amicizia con Greg Sestero, qui incarnato dal fratello di James, Dave Franco. Tutto ha inizio, come già accennato, a San Francisco nel 1998. Greg è un ragazzo il cui sogno è quello di diventare una star del cinema come James Dean, ma nonostante la sua prestanza fisica è troppo timido per sfondare veramente, quindi sembra che il suo destino sia segnato, quello cioè di restare una persona qualunque.

In suo aiuto però, arriva uno stravagante personaggio, un uomo capace di stravolgere completamente la sua esistenza, e di insegnargli il modo più efficace per recitare, non solo con la passione ma anche con ogni fibra del proprio essere, come se il suo corpo e la macchina da presa fossero in perfetta simbiosi, dando così libero ed enfatico sfogo alla sua interiorità. Questa in fondo è la maniera di Tommy, animato sempre da una luce speciale, originale, che si sprigiona con magico mistero da quei suoi occhi azzurri solo all'apparenza persi in un mondo tutto loro, ma colmi di tenera meraviglia per la bellezza che la vita offre ogni giorno, e dalla quale Tommy estrapola ciò che per lui ha un senso, seppure estremamente originale, fuori dagli schemi, anticonformista, in una parola unico.

In The Disaster Artist, Greg viene immediatamente conquistato dall'io di Tommy, in quanto è il suo opposto, un giullare di corte senza limiti e sicuro di sè, e piano piano scopre anche lui di avere delle potenzialità, così le mette a frutto arrivando ad essere coinquilino a Los Angeles dello stesso Tommy, il suo folle, simpatico e straordinario mentore. La narrazione prosegue fino al punto cruciale di tutto il film, quello della nascita di The Room (2003), l'opera prima ed ultima di Tommy Wiseau e Greg Sestero, entrata negli annali della settima arte come il film più brutto mai realizzato, poi a distanza di alcuni anni rivalutato e considerato un piccolo cult.

The Room è un melodramma con protagonista Johnny (Tommy Wiseau/James Franco), il tipico eroe americano... Va bene, forse non così tipico per via dei suoi lunghi capelli neri e l'aspetto da vampiro, come spesso veniva etichettato Wiseau, ma non per questo meno convincente o meno affascinante. L'uomo viene tradito dalla fidanzata Lisa ad un passo dalle nozze, con il suo migliore amico Mark (Greg Sestero/Dave Franco), e per colpa del tremendo affronto ricevuto si suicida, andandosene dalla dimensione terrena nell'identica maniera in cui vi era entrato, platealmente, proprio come su un palcoscenico.

The Disaster Artist di James Franco è sicuramente un lavoro ben congegnato, che dalla realtà ha tratto gli spunti giusti, ironico, esilarante, esagerato, pungente, disturbante, ma pur sempre dolcemente malinconico, dotato di quella stessa malinconia che con un semplice sguardo il Tommy filmico è stato in grado di donare ai suoi spettatori. E il Tommy reale invece cosa avrà pensato di questa sua biografia? Nel finale del film lo schermo viene diviso in due, e noi spettatori abbiamo la possibilità di vedere recitare entrambi in contemporanea, constatando la bravura di Franco nell'essersi calato egregiamente nel personaggio. La recensione è positiva e il vero Tommy Wiseau può essere soddisfatto del risultato.

Voto: 7/10

35esimo Torino Film Festival - Trama e Recensione di Revenge

Jen (Matilda Lutz), una lolita del nuovo millennio, viene invitata dal ricco amante a trascorrere un weekend, presso la sua splendida villa immersa nel panorama assolato del Grand Canyon. In breve tempo, a loro si uniscono altri due uomini amici di lui, che si erano precedentemente messi d'accordo, per effettuare una battuta di caccia proprio in quel luogo e in quei giorni. All'improvviso, le prede non sono più rappresentate dagli animali del posto ma dalla stessa Jen, che violentata da uno degli indesiderati ospiti, venderà cara la propria pelle vendicandosi senza pietà.

In Revenge, assistiamo alla mutazione di una giovanissima donna, che da indifeso e frivolo oggetto del desiderio maschile, diventa una vera e propria supereroina alla Lara Croft, imprimendo alla narrazione un brutale e fortissimo ritmo. Il film è teso, colmo di azione adrenalinica poche ore dopo la violenza perpetrata nei confronti di Jen. La crudezza visiva e fisica è davvero palpabile, a tratti insopportabile, con riprese a 360° di un deserto la cui natura arida e selvaggia non fa sconti a nessuno. Intensi sono i primissimi piani della protagonista, catapultata in una situazione terribilmente ostile per lei, abusata dal compare del suo amore e tradita dal suo stesso uomo.

Revenge è il coraggio di una donna pronta a farsi giustizia da sola, a valere quanto e più della controparte maschile se necessario, facendo uscire il lato migliore di sé, il lato nascosto della guerriera che combatte per la sua vita e il suo onore. La prima mezz'ora della pellicola però, sembra non avvalorare questa tesi, anzi davanti allo spettatore si prospetta una fanciulla interessata unicamente al denaro e a divertirsi. In seguito invece, quando il trauma della violenza carnale è stato assimilato, ingoiato come il cibo più cattivo del mondo, Jen cambia decisamente registro, temprando il suo carattere in maniera impressionante, trasformandosi in una sorta di Rambo al femminile, con una punta sanguigna ma molto sanguigna di The Punisher.

Difatti, l'emoglobina scorre a fiumi e pare non arrestarsi mai, tanto da portare chiunque guardi questo film a chiedersi quanto un essere umano sia in grado di reggere dolori inimmaginabili, o quanti litri di sangue fluiscano dentro il corpo di una persona che ne ha già perso oltre il consentito. In Revenge permane un'esagerazione scenografica e narrativa ai massimi livelli, considerando poi l'ultima ora dell'opera, la più dura della storia, dal tronchetto d'albero conficcato nello stomaco di Jen, miracolosamente sopravvissuta a un tentativo voluto ma mancato di omicidio, alla sua spedizione punitiva nei riguardi dei suoi aguzzini.

Revenge è il riscatto, la rivalsa di ogni donna maltrattata contro l'intolleranza, l'ignoranza e la cattiveria di uomini/bestie, il cui scopo nella propria esistenza è tenere sotto scacco, esercitare un controllo totale sull'altra metà del cielo. Revenge, nonostante la crudezza delle scene, di ogni singola inquadratura, stacco, ripresa, può essere il film di tutte le donne, di una loro soddisfazione personale che anche se lunga 85/80 minuti, giusto il fondamentale tempo di questa pellicola, può bastare per dare una lezione esemplare, a chi non sa dare amore ad una donna mancandole di rispetto.

Voto: 8/10