Presentata la seconda edizione della raccolta di studi L'affare di Cimarosa dedicato alla figura del grande compositore aversano della fine del Settecento Domenico Cimarosa.

Autore della raccolta è Simone Perugini, musicologo e direttore d'orchestra, considerato uno dei maggiori studiosi e interpreti del compositore (recentemente è stato nominato "Ambasciatore della musica di Cimarosa nel mondo" dalla città di Aversa). In una recente intervista, il maestro Perugini ha spiegato le ragioni per cui, a suo parere, era necessaria un'integrazione bibliografica aggiornata all'interno del corpus di studi storico/critici dedicati al compositore. Spiega Perugini che la maggior parte degli studi già presenti nel mercato, generalmente limitate a biografie sul compositore più o meno agiografiche, sono risalenti all'Ottocento e al primi trent'anni del secolo successivo.

Pur interessanti, i contributi risultano ormai datati e necessari di ulteriori aggiornamenti basati sia sul recupero di nuove fonti sia sullo studio di tali documenti basandosi sui più aggiornati metodi scientifici di indagine archivista e musicologica.

Nella sua raccolta di saggi, Perugini dedica una corposa analisi storica di alcune opere del musicista (di cui Perugini è responsabile dell'edizione critica delle partiture pubblicate e in corso di pubblicazione presso l'editore musicale Artaria Editions Limited). In più, altri saggi ricostruiscono, con maggiore precisione rispetto ai tentativi del passato grazie soprattutto alla scoperta di nuovi documenti presenti negli archivi di Stato di Napoli, nell'Archivio Storico del Banco di Napoli e nell'Archivio di Stato di Napoli (città di straordinario fervore culturale), la biografia del musicista e il ruolo che Cimarosa ebbe all'interno della società napoletana di fine Settecento e della prassi produttiva dei teatri europei dell'epoca.

Cimarosa, continua nulla sua intervista Perugini, quale uno degli ultimi esponenti della cosiddetta Scuola Napoletana, aprì la strada alle tecniche e ai gusti musicali di compositori di grande successo che vissero e operarono immediatamente dopo la sua morte (avvenuta a Venezia nel 1801), quali Rossini e Donizetti, che ereditarono dalla Scuola Napoletana in generale, e da Cimarosa in particolare, tecniche di composizione e di strutture drammaturgico/formali dell'opera comica così come essa si sviluppò nel corso dell'Ottocento.

Il musicista aversano ebbe, in vita, uno straordinario successo di pubblico e critica, prosegue Perugini, tanto da essere conteso dai teatri e dalle corti più influenti d'Europa (celebre il viaggio e la permanenza di Cimarosa a San Pietroburgo a servizio di Caterina II come Compositore di Corte e Maestro della real Camera e il soggiorno viennese durante il quale ebbe la possibilità di comporre la sua opera più eseguita, Il matrimonio segreto, unica opera buffa italiana, per altro, ad essere rimasta costantemente in repertorio durante l'Ottocento e il Novecento).

Gloria e decadenza della fama di un grande compositore

Ricorda però Perugini che, nonostante il grande successo ottenuto durante la propria esistenza, post mortem, le opere di Cimarosa continuarono a essere rappresentate per un'altra trentina d'anni, per poi scomparire progressivamente, ma inesorabilmente, dai cartelloni dei teatri. La progressiva disaffezione del pubblico, spiega il musicologo e direttore d'orchestra, è dovuta principalmente a due fattori: il primo dovuto al cambio dei gusti musicali del corso dell'Ottocento e, come tale, ineludibile. Non esistendo, nel corso di tutto il Settecento e per buona parte dell'Ottocento, il moderno concetto di "repertorio", i teatri, continuamente spronati dalle incessanti richieste del pubblico, dovevano allestire in continuazione opere nuove, cercando di attingere il meno possibile da opere scritte in precedenza (fatti salvi i grandi successi conclamati che sempre, anche allora, il pubblico riascoltava volentieri). Per questo motivo la veloce e inarrestabile ascesa di nuovi e giovani compositori, quali Rossini, capaci, come capace era Cimarosa, di comporre opere gradite al pubblico in tempi brevissimi, portò alla progressiva cancellazione dei titoli cimarosiani (ma anche di quelli di altri colleghi a lui contemporanei, quali Paisiello, Tritto, Fioravanti).

L'altro motivo, non storico e quindi non ineludibile, è dovuto alla scarsa attenzione che editori musicali ed etichette discografiche (per non parlare dei teatri), almeno fino a una ventina d'anni fa, hanno avuto per il recupero dell'enorme (anche in senso quantitativo, oltre che qualitativo) eredità musicale lasciataci da Cimarosa le cui partiture autografe sono felicemente custodite presso la biblioteca del Conservatorio "San Pietro a Majella" di Napoli grazie al lascito (dietro lauto compenso) che uno dei figli di Cimarosa, Paolo, fece proprio a quella biblioteca di tutti gli autografi paterni a lui donati dal Cardinale Ercole Consalvi che di Cimarosa fu amico e protettore per tutta la vita.

L'affare di Cimarosa mette in evidenza tutti questi aspetti, soffermandosi anche sulla "ricostruzione" dell'albero genealogico di Cimarosa, ricostruito tramite il ritrovamento di una serie di documenti riportati fedelmente nel libro, che disegnano la famiglia del musicista in maniera nettamente diversa da quella che era stata descritta nelle biografie di inizio Novecento, le quali, per la maggior parte, non si basano su documenti diretti, ma su tradizioni orali. Il libro verrà tradotto e pubblicato entro pochi mesi in traduzione francese (a cura di Claire Vovelle) e spagnola (a cura di Maria D. Casany), sempre per l'editore Streetlib.