Pugliese e originaria di Andria, già allieva di Ludovico Einaudi e di Nicola Piovani, Federica Fornabaio ha composto differenti ed importanti colonne sonore: nel 2010 ha ricevuto il premio come "Miglior Talento Musicale emergente" nel contest della rivista "What's Up!"; nel 2011 è arrivata alla finale del Festival del Cinema di Venezia e ai Nastri d'Argento. Come se non bastasse, è una compositrice, pianista, ed è stata arrangiatrice per tanti artisti di rilievo, tra cui ricordiamo Roberto Vecchioni per l'album "Chiamami ancora amore", e direttrice d’orchestra a Sanremo, dove ha trionfato con Marco Carta e Arisa.

Nel 2014 ha ricevuto una nomination come miglior colonna sonora originale durante il "48Hour Film Project", e nell'anno successivo è riuscita a raggiungere le selezioni finali del Festival del BFI-British industry di Londra (la più grande manifestazione cinematografica inglese), e anche al World Soundtrack Awards di Gent, e al Mise-En music Festival di New York. La scorsa estate ha preso parte, assieme al trombettista jazz Angelo Olivieri, a rilevanti rassegne jazz in Italia.

Inoltre si è esibita dal vivo, lo scorso 25 marzo, al Teatro Forma di Bari.

La Fornabaio non è solamente questo, ma anche molto altro: è una donna che vive la musica a 360 gradi, con un'attenzione al suono e alla produzione insolita in campo femminile, decisa nelle sue scelte nonostante la poesia e la passione che affiora dalla sua musica. Inoltre, grazie al suo eclettismo, alla sua potenza e, allo stesso tempo, alla sua sensibilità, è stata notata dal celebre maestro Ryuichi Sakamoto, che le ha donato un brano intitolato "Asience", presente nel suo album "Unpeaceful".

In quest'ultimo progetto per un ensemble piccolo ma completo, con archi, ripercussioni e fiati, Federica Fornabaio ha manifestato la sua volontà di superare ogni cliché senza ostacoli di sorta, dando origine ad un impatto sonoro attuale ed accattivante.

Per conoscere meglio questo suo nuovo lavoro, noi di "Blasting News" abbiamo colto l'occasione per intervistarla. Ecco cosa ci ha raccontato.

L'intervista

Come è nata la tua musica?

"È nata dalla libertà, per fortuna. La libertà mi ha concesso di esprimere completamente quello che c'è da esprimere con la razionalità e tutto quello che c'è nella mia fantasia. È nato un progetto sicuramente fuori da ogni canone di mercato attuale, quindi per me è come una sfida personale di cui faccio parte. Tutto questo per me va oltre ogni standard. Di conseguenza, l'obiettivo è quello di riuscire a far stare bene tutte quelle persone che noi crediamo che siano scontente dell'attuale mercato della musica".

Come sappiamo, il tuo genere spazia dal jazz al pop. Sei stata ispirata da qualcuno in particolare per il tuo percorso artistico?

"La mia musica è il risultato in materia di contaminazione e di tante influenze che arrivano dal mio bagaglio personale, quindi spaziano dal pop alla musica classica [VIDEO], alla musica impressionista di Ravel o di Satie, fino alle colonne sonore.

Quindi quello stile compositivo ed esclusivamente musicale".

A soli 21 anni hai cominciato a studiare musica con Ludovico Einaudi. Che cosa ti ha insegnato?

"Il mio percorso non l'ho iniziato con Einaudi. Infatti con lui ho conseguito qualche stage di musica da film davvero molto interessante, che mi ha fatto scoprire tutta una serie di lati nascosti dell'ambiente cinematografico e musicale che non conoscevo. Inoltre ho conosciuto la personalità di Ludovico Einaudi che è molto particolare, modesta e creativa, con quel bambino interiore che rende tutto più affascinante nel prodotto finale. Insomma, non si è e non si deve mai essere troppo grandi per fare questo mestiere. Sicuramente, Einaudi mi ha insegnato qualche trucco del mestiere, come mi ha insegnato a rimanere con i piedi per terra e a lasciare sempre protagonista l'obiettivo della propria idea musicale".

Sei stata pluripremiata al Festival di Venezia e hai diretto più volte il Festival di Sanremo: la prima volta con la vittoria di Marco Carta e la seconda con quella di Arisa. Che effetto ti ha fatto ricevere così tante soddisfazioni in un'età così giovane?

"Ovviamente è stata un'enorme incoscienza da parte mia, perché si poteva verificare solamente a quell'età. Quindi sono felice che sia successo in quel periodo storico della mia vita, e poi ovvio che ogni forma di riconoscimento è una piccola bandierina che si mette sul percorso della vita di ognuno di noi. Tutto è molto bello e tutto insegna qualcosa, però non ci si deve mai fermare, ma si deve sempre andare avanti e protendere verso obiettivi alti e sempre diversi. Però, a volte, qualche obiettivo bisogna metterlo nel cassetto delle cose irraggiungibili e poi, chissà, ma è innegabile dire che il mio più grande desiderio sia quello di riuscire a comporre per il cinema. Quindi voglio che le mie colonne sonore vengano impresse nella mente degli spettatori per sempre, e nel nostro paese ci sono tantissimi compositori che sono riusciti a fare questo come Piovani o Ennio Morricone…"

Inoltre Sakamoto ti ha donato il brano "Asience", contenuto nell'album "Unpeaceful". Che significato ha per te?

"Asience è una sorta di gioco di parole ed è nato a New York, quindi è un nome che si pronuncia all'inglese, ma alla fine uno lo pronuncia come gli pare! È un nome che mischia la parola 'Asia' con la parola 'essenza', quindi profumo d'Asia. È un brano particolare che profuma proprio di limone, e molto spesso nella musica si usano sempre riferimenti di altri sensi di percezione, infatti molto spesso si dice che un suono è 'rotondo'. Insomma, anche se un suono viene percepito dall'udito, può ricordare un colore, un profumo o una forma, e tutto questo è tipico. Ognuno di noi un suono se lo immagina come vuole, ed è importante stimolare la nostra immaginazione, perché la musica non è una forma narrativa e non spiega tutto, ma lascia sempre spazio ad una libera interpretazione. Anche il titolo del brano è interpretazione, e mi è stato gentilmente donato dal maestro Sakamoto, il quale mi ha chiesto cosa fare se lo dovessi riarrangiare in 'versione pianistica'. Io l'ho fatto utilizzando la chiave di lettura musicale del mio disco, quindi con il quintetto. Questo brano è importantissimo per me, perché mi ha concesso di fare tutto questo, e credo che mi abbia permesso di poter provare a raggiungere questo grande traguardo".

Ti esibirai dal vivo il 6 aprile all'Auditorium Parco della Musica a Roma, e poi il 15 aprile al Blue Note di Milano. Che cosa ti aspetti da questi due incontri?

"Nella vita ho imparato a non aspettarmi nulla, ma di augurarmi che tutto vada bene e che la mia idea di suono sia resa perfettamente dal vivo, e che naturalmente gli spettatori si emozionino insieme a noi sul palco. Quindi non bisogna mai aspettarsi niente, perché c'è sempre quel po' di delusione che farà sembrare tutto un po' diverso dalla tua immaginazione. Insomma, l'immaginazione lasciamola in un'altra fase della creatività, quindi cerchiamo sempre di non immaginare troppo quello che succederà, ma cerchiamo di attendere semplicemente quello che ci arriva".

Che cosa accadrà dopo? Hai dei nuovi progetti?

"È tutto in divenire. Per adesso siamo venuti fuori con questo progetto un po' strano, e poi aspettiamo un attimo di vedere come saranno le reazioni del pubblico. Dopodiché riprendiamo a fare progetti [VIDEO], continuando a stare con i piedi per terra".