Come ci insegna l’ormai cult Il tempo delle mele, l’amore parla francese e Parigi è la città degli innamorati. Non a caso quest’ultima è la location che fa da sfondo alla nuovissima serie di fantascienza targata Netflix: Osmosis. La serie è una produzione francese, composta da otto episodi, ideata da Audrey Fouché e diretta da Thomas Vincent.

Trama senza spoiler

In un futuro non troppo remoto l’amore potrà essere digitalizzato. Due fratelli, Paul (Hugo Becker) ed Esther (Agathe Bonitzer), elaborano una sofisticata tecnologia che permette di trovare con certezza matematica la propria anima gemella.

Il susseguirsi delle situazioni metterà però in luce i limiti e le possibilità di macchine e uomini. Gli eventi porteranno a un finale inaspettato, che lascerà con qualche domanda e poche certezze.

La serie: cosa funziona e cosa no

La serie poggia su un‘idea molto solida. L’amore viene spogliato della sua magia e mostrato come semplice accumulo di dati analizzabili al fine di offrire la cosa migliore per il soggetto. Osmosis porta a un estremo tecnologico le moderne app di incontri, con una connessione più vivida e reale.

Pur sembrando un'esaltazione della tecnologia, Osmosis nasconde un messaggio importante, che mira a valorizzare la componente umana sempre troppo sottovalutata. Queste solide fondamenta non garantiscono però un'architettura narrativa altrettanto robusta. Osmosis, per quanto efficace come idea di base, ha delle crepe un po' troppo profonde.

Il problema più evidente è la performance recitativa: gli attori, in questa serie, hanno un corredo troppo ristretto di espressioni, che rendono lo scorrere degli episodi troppo monotono, sulla stessa lunghezza d'onda e senza alcun picco di emozione.

Questa atmosfera da claustrofobia è accentuata dalle ambientazioni sempre piatte e costituite quasi esclusivamente con luci a led, ovunque e di qualsiasi colore. Atmosfera probabilmente voluta, ma che al terzo episodio ha già stancato gli occhi e lo spirito. La crepa più grande della struttura Osmosis è però quella dei dialoghi, spesso banali e superficiali.

In definitiva si può dire che questa new entry del catalogo Netflix è tutto fumo e davvero poco arrosto, un esempio di come un tematica interessante non sia per forza sinonimo di una buona serie.

Netflix azzarda con questa produzione francese, ma manca il bersaglio. Da guardare ma non troppo.

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