Love, Death and Robots è il titolo della nuova serie Netflix uscita il 15 marzo sulla piattaforma di streaming. Creata da Tim Miller e prodotta da David Fincher questa serie antologica si presenta divisa in 18 episodi che durano tra i 5 e i 17 minuti realizzati con un misto di disegno animato e computer grafica. Le trame dei singoli episodi apparentemente sconnesse hanno in comune, alcuni più di altri, il tema della tecnologia.

Le critiche

Se la si vuole descrivere con un singolo aggettivo quello più azzeccato è senza dubbio alcuno “controversa”.

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Love, Death and Robot è infatti un prodotto che divide. Probabilmente a causa dei nomi dietro questa produzione, la serie, non soddisfa le aspettative di molti. Viene imputata infatti una mescolanza di temi e rappresentazioni dal sapore noto, un piatto banale assaporato in ogni salsa possibile.

Le critiche mosse verso Love, Death and Robots, per quanto sensate, non sono abbastanza forti da compromettere interamente la qualità della serie. Dal punto di vista delle tematiche è senza dubbio “classica”: dimensioni parallele, viaggi spaziali e scenari apocalittici non sono argomenti innovativi ma restano comunque validi. La serie non è del tutto sterile infatti, anche se non in egual modo in tutti gli episodi, offre degli spunti di riflessione abbastanza validi.

Il temi noti della scomparsa del genere umano, della meccanizzazione dei corpi e la sopravvivenza dei robots ai loro creatori pur essendo triti e ritriti, dal Cinema al fumetto, non perdono la loro attualità.

I pregi

La rappresentazione dei temi non è sempre perfetta e spesso non sempre azzeccata ma è probabilmente il punto di forza della serie, disegno animato più classico e computer grafica creano un un mix che funziona e che, senza dubbio, è il pilastro principale di Love, Death and Robots.

A questo proposito è da mettere in evidenza l’episodio “Buona Caccia”, una favola steampunk e forse uno dei corti più belli in cui una buona trama e delle tematiche interessanti vengono valorizzate da una animazione capace di trasmettere al meglio la morale del racconto.

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Love, Death and Robots non sarà probabilmente "la serie di fantascienza del secolo" e non diventerà la serie di riferimento per gli amanti del genere. Questo però dice solo cosa non è perché nella sua semplicità ha sicuramente qualcosa da offrire, non è certamente innovativa ma è attuale e ha comunque qualcosa da dire. La struttura antologica permette di trattare in maniera precisa le singole trame e le tematiche, l’uso dell’animazione da quel qualcosa in più che rende la serie più piacevole. Non è la serie ammiraglia della categoria fantascienza sulla piattaforma Netflix, ma merita di essere vista e ha i suoi elementi di valore: nel complesso i pregi di questa serie superano i difetti.