Savino Chieco, il protagonista del romanzo di formazione di Giovanni Capurso, Il sentiero dei figli orfani, si trova in quella fase in cui si comincia a fare il bilancio del proprio viaggio, ed è normale tornare con la mente ai primi anni di vita. Il romanzo è stato edito dalla casa Editrice: Alter Ego Edizioni. Si tratta del terzo romanzo pubblicato dal giornalista-scrittore Capurso.

Un viaggio a ritroso per riscoprire sé stessi

L’infanzia è per molti un momento in cui l’esistenza è dolce e rassicurante.

Si vive con la protezione dei genitori, i pochi doveri che si richiedono non sono nulla in confronto al divertimento che attende i bambini una volta finita la scuola. Savino adulto ripercorre le memorie di un’estate nel suo paese natale, San Fele, un luogo “fuori dalla storia e dagli eventi”, che agli occhi di un bambino sembra un enorme parco giochi.

Savino si diverte in riva al fiume con il suo amico Radu, detto “l’anguilla”, assieme al quale scopre nuovi sentieri tra i boschi e vive la vita con immediatezza, con speranza.

Ogni giorno per lui è una nuova avventura. Ma questa condizione ideale cambia, com’è giusto che sia: Savino si sta affacciando all’adolescenza, così la vita gli mette di fronte i primi ostacoli, i primi dolori.

Non tutte le avventure sono piacevoli

La morte della nonna e il fallimento amoroso della sua prima cotta scuotono il suo animo nel profondo. Savino comincia a riconsiderare la sua vita, a sentire stretti i riti arcaici e l’esistenza di un paese che si muove lento ai ritmi della natura.

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Quel fiume tanto amato rappresenta l’impossibilità del ragazzo di arrivare al mare su cui sfocia, inizia a desiderare di viaggiare e sperimentare la libertà. L’incontro con Adamo mostra a Savino un nuovo modo di concepire l’esistenza: l’uomo è un ramingo, un ex alcolizzato con tanti segreti e molte passioni.

Per un ragazzino venire a conoscenza del mondo che c’è oltre la sicurezza della propria casa è una scoperta eccezionale, eccitante.

Savino brama quella vita mentre cresce in fretta influenzato dai demoni della malinconia e del dubbio, ereditati rispettivamente dal padre e dallo zio. Quando lo ritroviamo ormai adulto, è un uomo che ha scelto la sua strada e che sta costruendo pian piano il proprio futuro.

Ma il dubbio e la malinconia fanno sempre parte del suo carattere, e nonostante sia riuscito a fuggire dal suo paese sente crescere forte dentro di lui la sensazione di essere un orfano della sua terra.

Il sentiero dei figli orfani parla proprio di questo: della necessità che hanno i giovani di lasciare il luogo in cui sono nati, perché non riescono a condurre un’esistenza dignitosa, e del martellante dolore che rimane nel cuore di chi è costretto ad abbandonare la sua casa.

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