Il cinema femminile in Iran emerge con forza come veicolo di resistenza e di affermazione di libertà. Nonostante un contesto dominato da divieti e rigido controllo, le autrici iraniane riescono a trovare vie, spesso clandestine, per narrare storie che mettono in discussione norme consolidate e l’oppressione.

Questo rinnovato fermento trae linfa dalla mobilitazione collettiva innescata dalla tragica morte di Mahsa Amini nel settembre del 2022. Il movimento “Donna, Vita, Libertà” ha contribuito a infrangere barriere significative nel cinema indipendente, aprendo la strada alla presenza sullo schermo di donne senza hijab.

Una prospettiva fino a quel momento impensabile, che ha trovato spazio in film spesso realizzati in segreto e privi delle necessarie autorizzazioni ufficiali.

Il cinema indipendente: un terreno di espressione femminile

Numerosi cineasti indipendenti, con un ruolo di primo piano per le attrici, hanno scelto di raccontare la condizione femminile trasgredendo codici imposti dallo Stato. Durante l’anno persiano 1402 (marzo 2023–marzo 2024), in Iran sono stati proiettati ufficialmente settantadue film. Tuttavia, il numero esatto delle produzioni autenticamente indipendenti rimane difficile da quantificare, sebbene si stimi che siano diverse decine. Queste opere trovano spesso circuito attraverso proiezioni private, ospitate in spazi non convenzionali, o su piattaforme estere come Mubi.

Non è raro che film autoprodotti vengano poi diffusi all’interno dell’Iran tramite copie pirata.

Un regista ha osservato come molti cineasti, nel timore di perdere le autorizzazioni o di incorrere in sanzioni, tendano a eliminare personaggi femminili dalle loro opere. Questa scelta mira a evitare il complesso problema della rappresentazione delle donne sullo schermo, con o senza hijab, finendo però per sottrarre una voce essenziale al racconto cinematografico.

Creatività e coraggio contro la censura

Il cinema indipendente iraniano si distingue per l’eccezionale coraggio e la notevole creatività delle sue protagoniste. Queste artiste operano frequentemente in condizioni estremamente difficili e con risorse economiche limitate, affrontando significativi rischi personali e professionali pur di portare sullo schermo storie che riflettano fedelmente la realtà vissuta dalle donne nel Paese.

Temi quali l’espressione della violenza di genere, la rappresentazione della quotidianità e la ricerca di una voce autonoma emergono con frequenza nelle opere di molte autrici iraniane. La scelta di strutture narrative frammentate e l’uso di ambientazioni intime sono spesso strategie funzionali a veicolare sensazioni corporee, stati di claustrofobia e profonde tensioni psicologiche.

In definitiva, il cinema femminile iraniano si configura come un potente luogo di protesta, di identità e di creatività sotterranea, dove narrazioni intime si fondono con la resistenza politica e l’affermazione della dignità femminile.