Max Gazzè festeggia trent’anni di carriera con l’uscita, il 15 maggio, de “L’ornamento delle cose secondarie”, un album di venti brani definito “atipico”. Il progetto unisce materiali incompiuti e nuove idee, caratterizzandosi per una profonda sperimentazione sonora e suggestioni progressive. Il cuore concettuale è la scelta di suonare tutto alla frequenza di 432 Hz, in aperta controtendenza con l’intonazione standard di 440 Hz. Gazzè la definisce una “resistenza etica contro la standardizzazione digitale, per tornare a risonanze più organiche, come quelle di Mozart o Bach, e sostenute da Verdi”.

La produzione dell’album è avvenuta in uno studio immerso nelle campagne tra Lecce e Brindisi, privilegiando la sperimentazione radicale. Ogni strumento è stato registrato senza campionamenti digitali, utilizzando microfoni valvolari storici e nastro magnetico. Le imperfezioni del supporto fisico sono state mantenute per contrapporsi alla correzione digitale. Un artigiano di Bogotà ha realizzato un vibrafono appositamente accordato a 432 Hz, e il pianoforte e gli archi del Petruzzelli di Bari sono stati assestati su questa intonazione. L’artista sottolinea la cura nella ricerca sonora: “Abbiamo usato timpani di batteria come risuonatori a terra e ogni strumento ha richiesto un incastro perfetto tra nove e dodici microfoni diversi”.

La poetica dei dettagli e le strutture aperte

Il titolo “L’ornamento delle cose secondarie” riflette la volontà di dare rilievo a ciò che spesso resta ai margini, reinterpretando la realtà non dal soggetto centrale, ma dai dettagli apparentemente secondari. Gazzè spiega: “Quando scatto una foto non cerco il soggetto al centro, preferisco osservare la composizione delle ombre”. Questa visione guida la creazione dei brani, che integrano testi scritti dal fratello dell’artista, ripresi dai primi album del 1996 e 1998. La musicalità delle parole e le loro assonanze interne guidano la melodia, liberando la scrittura dalle costrizioni della classica forma-canzone e dando vita a strutture musicali aperte, a tratti marcatamente progressive.

Tra i brani, “L’eremita” e “Sul filo” sono rielaborati come “Parte II”. “Il contadino magro” affronta la perdita delle illusioni e la riscoperta dell’essenziale, mentre “La legge dell’etica” riflette sulla responsabilità morale e la tensione verso la giustizia. “Terra Madre” si presenta come una denuncia politica contro la mercificazione della società e un appello alla responsabilità collettiva. La ricerca dell’emozione pura è evidenziata anche dall’organo Hammond “faticosamente accordato”.

L’omaggio a Battiato e il tour teatrale

Durante la presentazione milanese, tenutasi nella Sala Voce della Triennale, Gazzè ha ricordato con commozione Franco Battiato, figura per lui fondamentale. “Non mi faceva salire sul palco senza una barzelletta in inglese”, ha raccontato.

Battiato, colpito dalle sue canzoni acustiche nel 1996, lo invitò ad aprire l’intero tour di “L’ombrello e la macchina da cucire”.

Il disco sarà accompagnato da un tour autunnale con la formula della “residenza artistica”: Gazzè proporrà tre date consecutive nei teatri di diverse città italiane. Il tour prenderà il via a Spoleto il 10 ottobre, toccando poi Mestre, Palermo, Napoli e Milano, per concludersi con una maratona di cinque appuntamenti all’Auditorium Parco della Musica di Roma dal 26 al 30 dicembre. Prima del tour, il cantautore incontrerà il pubblico in quattro instore a Roma, Milano, Torino e Bologna. La presentazione dell’album ha visto anche la collaborazione dell’attrice Claudia Pandolfi in un video-annuncio dal taglio cinematografico, integrando musica e immagine in un racconto visivo.

La riscoperta della frequenza 432 Hz

L’accordatura a 432 Hz si inserisce in una riscoperta di modalità esecutive del passato. Questa frequenza è spesso associata a una percezione del suono più morbida e organica rispetto allo standard di 440 Hz, adottato ufficialmente nel Novecento. Sebbene la sua reale superiorità sia oggetto di dibattito, la scelta di Gazzè riflette la volontà di ricreare un suono artigianale, meno influenzato dalle tecnologie digitali e più vicino a quello di grandi autori come Mozart, Bach o Verdi. Il progetto si colloca nella tradizione del progressive e delle avanguardie, valorizzando l’organicità dell’esecuzione, i dettagli acustici e le imperfezioni come elementi di autenticità. Il disco rappresenta un bilancio artistico in cui la sperimentazione tecnica si fonde con la maturità espressiva, tendendo a una forma musicale autenticamente personale.