Valerio Mastandrea è stato protagonista alla Mostra del Cinema di Venezia il 4 settembre 2026, presentando il film La Città dei Vivi di Edoardo Gabbriellini, in concorso nella sezione Orizzonti. L’attore, noto per la sua intensità interpretativa, veste i panni del padre di Luca Varani in questa pellicola liberamente ispirata all’omonimo romanzo di Nicola Lagioia. Il racconto cinematografico ripercorre il tragico caso di cronaca legato alla scomparsa del giovane, interpretato da Emanuele Maria Di Stefano, focalizzando l’attenzione sulla sua vita quotidiana prima del drammatico evento.
La partecipazione di Mastandrea al film ha innescato una profonda riflessione sulla paternità, un tema che l’attore definisce “il lavoro più bello, più difficile, non pagato”. Nel corso del suo intervento, ha condiviso la sua visione di una genitorialità basata sull’osservazione attenta e sull’ascolto profondo dei figli, anche e soprattutto nei momenti di silenzio e solitudine. Questa prospettiva si lega intrinsecamente alla vicenda narrata nel film e alle complesse domande che la storia solleva riguardo al rapporto tra genitori e figli, un legame spesso fragile e complesso.
L'interpretazione del padre di Luca Varani e la visione artistica
Nell’approccio al suo ruolo in La Città dei Vivi, Mastandrea ha chiarito di non aver cercato un’imitazione della persona reale.
La sua scelta artistica si è concentrata sull’interpretazione del personaggio scritto nel copione, anche quando la storia di partenza è ampiamente conosciuta. Questo metodo, ha spiegato, rappresenta un modo per non speculare su una realtà già di per sé dolorosa e per rispettare la delicatezza dei fatti. La sua giornata veneziana è stata particolarmente ricca, poiché oltre a La Città dei Vivi, l’attore è apparso anche in Nessun Dolore, il nuovo film di Gianni Amelio presentato al Lido fuori concorso, e nella serie mockumentary Peccato, dimostrando la sua versatilità e il suo impegno in diversi progetti.
Approfondendo il concetto di paternità, Mastandrea ha affermato di credere fermamente “nei padri difettosi, forse perché ne ho avuto uno, forse perché lo sono pure io”.
Questa affermazione non implica un modello rigido o ideale, ma piuttosto una consapevolezza delle imperfezioni umane e dell’importanza di un approccio empatico. L’attore ha ribadito la necessità di osservare e ascoltare i figli, anche quando non esprimono verbalmente i loro pensieri, e ha ricordato il ruolo fondamentale della madre nel momento in cui trovava il coraggio di raccontare aspetti intimi di sé. Il riferimento al ruolo genitoriale si inserisce così sia nel contesto della storia affrontata dal film sia nell’esperienza personale evocata durante l’incontro veneziano, offrendo uno spaccato autentico e toccante.
Il film di Gabbriellini e il suo contesto a Venezia
Il film La Città dei Vivi, diretto da Edoardo Gabbriellini, è stato uno dei titoli di rilievo presentati alla Mostra del Cinema di Venezia.
La sua presenza al Lido ha arricchito il dibattito sulla rappresentazione cinematografica di eventi reali e sulle sfumature psicologiche dei personaggi coinvolti. La pellicola, con la sua narrazione incentrata sulla vita precedente al delitto e sull’interpretazione di Mastandrea, ha offerto al pubblico e alla critica un’occasione per riflettere su temi universali quali la famiglia, la perdita e la complessità dei rapporti umani. Il lavoro di Gabbriellini, supportato da un cast di alto livello, si è distinto per la sua capacità di affrontare una vicenda delicata con sensibilità e profondità, rendendo il film un appuntamento significativo nel panorama della Mostra.