Il regista russo Ilya Khrzhanovsky, la cui opera Dau è in concorso alla Mostra del Cinema di Venezia, ha risposto il 9 settembre 2026 alle contestazioni del governo ucraino. Le autorità di Kiev avevano etichettato il film come strumento di propaganda filorussa, un'accusa che era stata precedentemente respinta sia dal cineasta sia dal direttore del festival Alberto Barbera.
La posizione del regista sul conflitto
In conferenza stampa a Venezia, Khrzhanovsky ha chiarito la sua posizione sul conflitto russo-ucraino, evitando di addentrarsi negli aspetti politici specifici della situazione.
Il regista ha affermato: “La mia posizione rispetto al conflitto russo-ucraino è sempre stata molto chiara”. Ha inoltre sottolineato che tale posizione è rimasta coerente nel tempo, richiamando un periodo che precede l'invasione del 2022 e include la guerra del Donbass.
Riferendosi all'Ucraina, Khrzhanovsky ha descritto un conflitto che perdura da oltre quattro anni, esprimendo l'auspicio che il Paese possa sopravvivere, mantenere la propria forza e indipendenza, e costruire un futuro migliore. Ha evidenziato che l'attuale tensione è alta, e ha formulato un augurio di pace e successo per il governo ucraino. La sua dichiarazione conclusiva è stata: “Che salvi il Paese e vinca questa guerra”.
Le polemiche intorno al film "Dau"
La selezione di Dau per il concorso veneziano ha scatenato una forte reazione da parte di Kiev, incentrata sull'accusa che il film veicolerebbe propaganda filorussa. Questa interpretazione è stata categoricamente smentita dal regista prima dell'inizio della Mostra e, analogamente, dal direttore del festival Alberto Barbera. La controversia ha accompagnato l'arrivo dell'opera al Lido, ponendo la conferenza stampa di Khrzhanovsky al centro di un dibattito pubblico legato alla guerra Russia-Ucraina e alla scelta artistica del festival.
Le critiche ucraine rivolte a Dau includono anche accuse relative a presunti legami del progetto con canali di finanziamento o reti.