Dal 6 settembre all’11 ottobre 2026, il Museo Nazionale dell’Ebraismo Italiano e della Shoah-Meis di Ferrara ospiterà per la prima volta un inedito ritratto giovanile di Amedeo Modigliani. L’opera, una tela realizzata dalla pittrice Matilde Levi Viterbo, sarà il fulcro di un’esposizione che include anche materiali legati alla vita e all’arte della pittrice e di suo figlio, Dario Viterbo. L’inaugurazione dell’allestimento coinciderà con la Giornata Europea della Cultura Ebraica, prevista per il 6 settembre. Il dipinto, proveniente da una collezione privata, raffigura Modigliani in un’età precoce, prima del suo trasferimento a Parigi e quando era ancora studente all’Accademia.

Matilde Levi Viterbo, nata nel 1869 e scomparsa nel 1959, fu una pittrice e crocerossina durante la Prima Guerra Mondiale. Il celebre artista livornese Amedeo Modigliani, nato nel 1884 e morto nel 1920, era legato a Matilde da un profondo rapporto di parentela e amicizia. Entrambi di origine ebraica italiana, il legame tra le loro famiglie costituisce un elemento significativo del percorso espositivo ferrarese.

Il ritratto e il legame con Modigliani

Il quadro esposto al Meis offre uno sguardo su un Modigliani molto giovane, caratterizzato da uno sguardo profondo e una chioma ribelle. L’opera si inserisce in un nucleo ristretto di immagini che ritraggono l’artista. Tra gli esempi noti si ricordano un ritratto realizzato dalla sua compagna e pittrice Jeanne Hébuterne e un disegno a matita di André Derain.

La tela di Matilde Levi Viterbo arricchisce così la documentazione iconografica sull’artista, pur mantenendo il focus dell’esposizione sul rapporto personale e familiare tra i protagonisti.

Dario Viterbo nel percorso espositivo

L’allestimento non si limita alla sola esposizione del ritratto di Modigliani. Accanto alla tela, il pubblico potrà ammirare due stampe a cesello di Dario Viterbo, figlio di Matilde. La mostra presenta inoltre oggetti appartenuti alla pittrice durante la sua attività di crocerossina, studi anatomici, documenti e volumi selezionati dalla Biblioteca del Meis. Questo percorso espositivo connette il dipinto alla vicenda artistica di Matilde Levi Viterbo e alla trasmissione della sua esperienza creativa al figlio.

Dario Viterbo, nato nel 1890 e scomparso nel 1961, si formò presso l’Accademia di Belle Arti di Firenze, affermandosi come scultore e orafo. La sua carriera lo vide esporre in importanti contesti sia italiani che internazionali, culminando nel 1932 con una sala personale alla Biennale di Venezia. Dopo essersi trasferito a Parigi nel 1925, Dario entrò in contatto con figure di spicco dell’arte come Giorgio de Chirico e Pablo Picasso, e si avvicinò agli ambienti dell’antifascismo italiano in esilio. L’invasione nazista della Francia nel 1940 lo costrinse a lasciare Parigi e a cercare rifugio a New York. In questo periodo di difficoltà, sviluppò una tecnica personale innovativa, la “stampa a cesello”, utilizzando strumenti tipici della lavorazione dei gioielli per creare effetti pittorici attraverso diverse densità e spessori d’inchiostro.