È scomparsa a Roma all'età di 85 anni Silvia d’Amico, produttrice, sceneggiatrice e segretaria di edizione. Nata nella capitale il 2 dicembre 1940, era la secondogenita della sceneggiatrice Suso Cecchi d’Amico e del musicologo Fedele d’Amico. La sua carriera ha spaziato tra cinema e televisione, con un ruolo chiave nella costruzione dei progetti e nella gestione dei set.

Come produttrice, Silvia d’Amico seguì l'intera lavorazione de Il Messia, film del 1975 diretto da Roberto Rossellini. Con Rossellini, suo compagno dal 1974 al 1977, aveva anche ideato Lavorare per l’umanità, un progetto su Marx ed Engels rimasto incompiuto dopo la morte del regista.

La sua formazione professionale avvenne in un ambiente familiare e culturale profondamente legato al cinema italiano del Novecento.

Nel 1960, su invito di Carol Levi Guadagni, d’Amico partecipò alla nascita di William Morris, la prima agenzia di attori in Italia. In seguito, collaborò con lo sceneggiatore e regista Alfredo Giannetti, realizzando i film La ragazza in prestito (1964) e Correva l’anno di grazia 1870 (1972), di cui fu anche produttrice. Per la televisione, firmò le serie La famiglia Benvenuti (1968-1970) e Tre donne (1970), con Anna Magnani.

L'idea de La famiglia Benvenuti, incentrata sulla vita di una famiglia moderna, fu di Silvia d’Amico. Il successo della serie consolidò il suo rapporto con la Rai, dove lavorò come soggettista e sceneggiatrice.

Tra i suoi lavori si ricordano Dedicato a un pretore (1973), diretto da Dante Guardamagna, e Vita di Antonio Gramsci (1981), scritto con la madre Suso Cecchi d’Amico.

Dal lavoro con Rossellini alle produzioni con Excelsior e Bendicò

Nel cinema, Silvia d’Amico fondò proprie società di produzione: Excelsior, in omaggio al produttore Giuseppe Amato, e Bendicò, nome d'arte ispirato al cane de Il Gattopardo. Attraverso queste iniziative, consolidò la sua posizione autonoma nel panorama produttivo.