È stato uno degli appuntamenti più attesi della 83esima Mostra del Cinema di Venezia: il 5 settembre 2026, Robert Pattinson ha presentato Primetime, il film in Concorso diretto da Lance Oppenheim. L’attore britannico veste i panni di un personaggio la cui ispirazione è chiaramente riconducibile a Chris Hansen, il noto giornalista americano che ha raggiunto la fama grazie al programma NBC To Catch a Predator. La pellicola, che promette di riaccendere il dibattito su temi complessi, ha già suscitato le prime reazioni. Di fronte alle riserve espresse da Hansen stesso, il quale non è stato coinvolto nella produzione e ha formulato un giudizio basato esclusivamente sulla visione del trailer, Pattinson ha adottato un tono conciliante e cauto: «Spero che quando lo vedrà, lo apprezzerà».

La natura di «Primetime»: oltre il biopic tradizionale

Al Lido, il punto centrale della discussione ha riguardato la vera natura del progetto cinematografico. Robert Pattinson ha tenuto a precisare che Primetime non si configura come una biografia tradizionale di Chris Hansen. Piuttosto, l’opera di Oppenheim si presenta come una profonda riflessione, ispirata a un immaginario televisivo ben definito e radicato nella cultura popolare. La narrazione si colloca nella metà degli anni Duemila, un periodo in cui To Catch a Predator dominava il palinsesto televisivo, portando in prima serata operazioni sotto copertura contro sospetti predatori sessuali. Queste inchieste erano caratterizzate dall’uso di telecamere nascoste e da un impianto narrativo specificamente studiato per catturare l’attenzione del grande pubblico televisivo, trasformando la cronaca in spettacolo.

Il film si addentra così in un territorio particolarmente delicato, esplorando il confine sottile tra giornalismo d’inchiesta, l’amministrazione della giustizia e la spettacolarizzazione mediatica. Il programma originale, la cui messa in onda si concluse nel 2008 in seguito a numerose polemiche sulle sue controverse modalità operative, continua ancora oggi a essere oggetto di accesi dibattiti. La discussione verte in particolare sul modo in cui casi reali venivano trasformati in un format televisivo estremamente riconoscibile e di grande impatto. In questo contesto narrativo, Pattinson ha descritto la figura di Hansen come una presenza difficile da decifrare, un personaggio capace di rimanere al centro del dibattito pubblico e culturale anche a distanza di molti anni dalla fine della sua trasmissione.

Le obiezioni di Hansen e la pacata risposta di Pattinson

È importante sottolineare che Chris Hansen non ha preso parte in alcun modo alla lavorazione di Primetime e, a tutt’oggi, non ha ancora avuto modo di visionare il film nella sua interezza. Il suo scetticismo iniziale, emerso dopo la visione del solo trailer, si è concentrato sulla rappresentazione del personaggio ispirato alla sua figura, che ha giudicato eccessivamente drammatica rispetto alla realtà. Robert Pattinson, scegliendo di non alimentare lo scontro diretto, ha illustrato la propria interpretazione come un tentativo mirato a cogliere gli elementi che hanno reso Hansen una figura così riconoscibile e iconica. L’attore ha parlato di una miscela complessa di controllo, carisma televisivo e una certa ambiguità, tutti aspetti intrinsecamente legati al contesto e alle dinamiche del programma To Catch a Predator.

Il confronto tra l’attore e il giornalista si inserisce anche in un quadro di tensioni più ampie, emerse attorno alla possibilità di una visione privata del film. Sembra infatti che Hansen abbia abbandonato una proiezione privata dopo essersi rifiutato di firmare un accordo di riservatezza. Questo episodio evidenzia ulteriormente la complessità del rapporto tra la produzione del film e la figura a cui si ispira, con Hansen che avrebbe richiesto maggiore chiarezza sulla natura finzionale della pellicola.