La Spagna sta seriamente valutando la possibilità di non prendere parte all’Eurovision Song Contest anche nell’edizione del 2027, segnando così il secondo anno consecutivo di assenza dalla prestigiosa competizione musicale europea. Questa potenziale decisione è strettamente legata alla persistente partecipazione di Israele al festival. La posizione è stata ufficialmente rilanciata da Madrid il 22 settembre 2026, alle ore 16:28, direttamente dal presidente della radiotelevisione pubblica spagnola, Rtve, José Pablo Lopez. Lopez ha annunciato pubblicamente la sua intenzione di presentare al Consiglio di amministrazione dell'emittente la proposta di mantenere la sospensione della partecipazione spagnola, una linea già adottata in occasione del forfait per l’edizione del 2026.

Questa iniziativa si inserisce in un più ampio e complesso confronto che Rtve ha intrapreso con l’Uer, l’Unione europea di radiodiffusione, riguardo al ruolo e alla governance del festival, e in particolare sulla controversa presenza israeliana nel concorso. Durante un’audizione in commissione parlamentare di vigilanza, Lopez ha dettagliato gli sforzi di Rtve nelle negoziazioni con l’Uer, mirati a “inasprire le regole di governance, sanzionare realmente qualsiasi tentativo di strumentalizzazione politica e garantire la rigorosa neutralità degli sponsor e del festival stesso”. Il presidente di Rtve ha sottolineato come, grazie a queste trattative condotte dal gruppo spagnolo, alcuni importanti risultati siano stati effettivamente raggiunti.

Nonostante i progressi sul fronte tecnico e normativo, il punto politico e culturale alla base della posizione spagnola rimane tuttavia irrisolto. Lopez ha espresso con forza il suo rammarico, affermando che “non tutti gli obiettivi sono stati raggiunti ed è profondamente doloroso” che la radiotelevisione pubblica israeliana continui a partecipare all’Eurovision Song Contest. Il presidente di Rtve ha marcato una netta distinzione tra i progressi ottenuti sul piano tecnico e il nodo etico ancora aperto, definendolo “un’evidente questione irrisolta sul terreno etico”. Ha inoltre aggiunto che “nessuno dotato della minima sensibilità umana può assistere alla sofferenza del popolo palestinese senza una condanna netta e severa di fronte a quella che è una tragedia umana intollerabile”, evidenziando la gravità della situazione.

La decisa presa di posizione di Lopez, trasmessa in diretta da Tve, conferma una linea che l’emittente pubblica spagnola considera stabile e irremovibile. “La posizione di Rtve su questo punto è stata sempre ferma e chiara”, ha ribadito il presidente. È importante ricordare che Madrid aveva già optato per il forfait dall’Eurovision 2026, unendosi a Irlanda, Paesi Bassi e Slovenia, a seguito della decisione dell’Uer di consentire la partecipazione di Israele anche in quell’edizione.

La posizione spagnola nel contesto europeo

La possibile assenza della Spagna dall’edizione 2027 non rappresenta una scelta isolata di un singolo Paese, ma si inserisce in un più ampio e significativo movimento di confronto tra diverse emittenti pubbliche europee.

La decisione di Madrid riflette una crescente preoccupazione condivisa da altri broadcaster, che hanno già manifestato il loro dissenso in passato. Come già accaduto per l’edizione del 2026, quando Spagna, Irlanda, Paesi Bassi e Slovenia hanno collettivamente rinunciato alla partecipazione, la questione della presenza israeliana all’Eurovision continua a generare un dibattito acceso e a spingere alcune nazioni a considerare un’azione congiunta o individuale di protesta. Questo scenario evidenzia come il festival, oltre alla sua dimensione musicale, sia diventato un terreno di discussione su temi etici e politici di rilevanza internazionale, influenzando le scelte delle emittenti nazionali.