L'attrice premio Oscar Susan Sarandon è giunta a Roma per un doppio appuntamento significativo: ricevere il prestigioso Womenlands Excellence Award 2026 nell'ambito di Alice nella città, il festival parallelo dedicato alle giovani generazioni della Festa del cinema, e presentare il suo ultimo lavoro, The Accompanist, un dramma sociale con elementi di realismo magico diretto da Zach Woods.
Durante l'incontro con i giornalisti, Sarandon ha ribadito il suo profondo impegno pubblico sui diritti umani, collegando il riconoscimento ricevuto alla sua costante necessità di esporsi.
Ha spiegato con chiarezza la sua filosofia: «Non parlare di qualcosa, non mettere la luce dei riflettori su notizie che secondo me è importante condividere, lo trovo più dannoso delle eventuali conseguenze». L'attrice, nata nel 1946 e da poco ottantenne, ha sottolineato la coerenza delle sue posizioni, affermando: «Non farmi avanti non mi farebbe sentire autentica e per me l’autenticità e la gentilezza sono la cosa più importante». Ha scherzato con i cronisti sulla sua età, ma il fulcro della discussione è rimasto il legame indissolubile tra cinema, responsabilità pubblica e la fondamentale libertà di parola.
L'attivismo per i Palestinesi e le conseguenze
La visita romana di Sarandon si inserisce in un periodo di intensa attività politica e mediatica per l'attrice.
Da tempo, è una delle voci più decise nel denunciare gli attacchi di Israele contro i palestinesi. Questo suo attivismo le ha causato un notevole ostracismo a Hollywood e, appena due settimane prima del suo arrivo a Roma, ha portato anche a un arresto durante una manifestazione a favore di Gaza davanti all'ONU. Ricordando l'episodio, Sarandon ha commentato con un tocco di ironia che «i poliziotti erano così giovani che non sapevano neanche mettere le manette».
Prima della proiezione del film e della masterclass al cinema Moderno, l'attrice ha avuto modo di incontrare diverse personalità. Tra queste, Elly Schlein, segretaria del Partito Democratico, e una delegazione della comunità palestinese in Italia.
All'appuntamento ha partecipato anche Giuseppe Conte, leader del Movimento 5 Stelle, che ha pubblicamente ringraziato Sarandon davanti agli studenti per il suo coraggio nel non aver mai temuto di esporsi su temi così delicati.
Sul fronte del conflitto, Sarandon ha ribadito la sua volontà di utilizzare la propria visibilità per «parlare di fatti legati a persone che non avevano voce». Ha enfatizzato che la sua personale esperienza non è centrale, ma lo è invece la condizione delle vittime: «Non è importante quello che è successo a me, ma il fatto che, nonostante il cessate il fuoco, migliaia di persone continuino a essere uccise a Gaza. In Libano si contano 2.000 morti. Anche i bambini vengono uccisi».
Oltre al suo impegno per la causa palestinese, come indicato nel sottotitolo, l'attrice ha affrontato anche il tema della pena di morte, un altro argomento di grande rilevanza etica e sociale sul quale ha espresso le sue considerazioni.