Una nuova e significativa mobilitazione è stata indetta dai sindacati Slc Cgil, Fistel Cisl e Uilfpc Uil per lunedì 9 novembre 2026 a Roma. I lavoratori dei teatri e il personale scritturato si ritroveranno in Piazza Santi Apostoli, a partire dalle ore 11:00, per una manifestazione nazionale. L'iniziativa segue l'alta adesione allo sciopero nazionale precedentemente proclamato per il rinnovo del contratto collettivo di settore.

Contratto fermo al 2018: le ragioni della protesta

La protesta coinvolge un'ampia platea di professionisti, inclusi tecnici, amministrativi, maestranze, attori e artisti, e ha già portato all'annullamento di prime rappresentazioni e repliche.

Al centro delle rivendicazioni ci sono l'esigenza di un salario dignitoso, il riconoscimento dei diritti e un adeguato inquadramento professionale. La mobilitazione è scaturita dalla rottura del tavolo di confronto con Federvivo, l'associazione datoriale, dopo ben due anni di trattative infruttuose per il rinnovo del contratto nazionale.

Le organizzazioni sindacali denunciano con forza che l'ultimo aggiornamento contrattuale risale al lontano 2018, rendendo la situazione insostenibile. Tra le richieste considerate irrinunciabili e non accolte figurano l'unificazione dei contratti, una classificazione unica del personale e una semplificazione delle voci retributive. Parallelamente alla manifestazione romana, prosegue su tutto il territorio nazionale il blocco a oltranza di tutte le prestazioni di lavoro straordinario, un'ulteriore forma di pressione per sbloccare la vertenza.

Proposte economiche giudicate “inaccettabili e offensive”

Il nodo cruciale della vertenza rimane quello economico. Le proposte avanzate da Federvivo sono state giudicate dai rappresentanti sindacali come "del tutto insufficienti" e, come evidenziato dal sottotitolo, "inaccettabili e offensive". Questo giudizio severo è motivato dalla grave discrepanza rispetto a un'inflazione che, nel periodo di vacanza contrattuale, ha raggiunto la considerevole soglia del 23%.

Per i dipendenti dei teatri, la cui paga media mensile è attualmente di 1.433,43 euro, l'aumento proposto ammonta a un modesto 18% distribuito su tre anni. Tale incremento porterebbe lo stipendio medio a 1.691,44 euro nel 2029, con un aumento complessivo di soli 258,01 euro.

I sindacati calcolano che, senza il riconoscimento di arretrati e dopo nove anni di blocco contrattuale, questo si tradurrebbe in un incremento di circa 28 euro lordi all'anno, una cifra ritenuta irrisoria.

La situazione si presenta ancora più critica per il personale scritturato, una categoria che include figure fondamentali come attori, ballerini, macchinisti, professori d'orchestra e capi macchinisti. Per questi lavoratori, il minimo contrattuale giornaliero medio è fissato a 58,69 euro lordi. L'aumento ipotizzato del 20% in tre anni porterebbe la paga giornaliera a 70,42 euro nel 2029, con un incremento di 11,73 euro lordi al giorno. Anche in questo caso, spalmato sui nove anni trascorsi dall'ultimo rinnovo e senza alcun arretrato, l'incremento annuo viene quantificato in circa 1,30 euro lordi, evidenziando la gravità delle condizioni economiche proposte.