Martina e Pietro, coppia salentina con diciassette anni insieme, hanno celebrato il loro matrimonio intimo il 26 settembre 2026. Nella chiesa di Maria Ss. Assunta a Monteroni di Lecce, in Salento, i due (34 e 35 anni) hanno pronunciato il “sì” in una cerimonia inusuale, senza invitati, fiori, fotografi, bomboniere o abiti sontuosi. L'abbigliamento era essenziale: jeans, t-shirt bianca e scarpe da tennis, a sottolineare l'autenticità. Presenti solo tre testimoni e il sacerdote don Giuseppe Spedicato.
L'atmosfera in parrocchia era discreta: solo gli sposi, i tre testimoni e il parroco, sei persone in tutto.
Martina ha riassunto la decisione: “Per noi contava il sacramento, prometterci amore dinanzi a Dio”. Sebbene avessero considerato una cerimonia civile, hanno optato per il rito in chiesa, guidati dalla loro visione del matrimonio e dal desiderio di viverlo in forma intima e riservata.
La convocazione dei testimoni e il rito
I tre testimoni (un'amica di Martina, un cugino e un amico) non erano stati informati. Martina e Pietro li hanno convocati in piazza per un caffè, rivelando il vero motivo dell'incontro solo allora. Da lì, il gruppo si è diretto in chiesa, dove don Giuseppe Spedicato li attendeva. Il sacerdote ha commentato la loro scelta: “Hanno vissuto il significato più autentico del matrimonio.
Erano davvero felici”, evidenziando la sincerità del gesto.
Martina ha precisato che l'assenza di una festa tradizionale non è dipesa da ragioni economiche. La coppia avrebbe potuto organizzare un matrimonio classico, ma ha preferito una celebrazione diversa, senza lo sfarzo consueto. Non una critica, bensì una scelta personale, coerente con l'idea di unione e impegno maturata dagli sposi.
Il segreto mantenuto con le famiglie
La riservatezza si è estesa ai familiari. Neppure i genitori e i parenti prossimi conoscevano data e dettagli della cerimonia. Il giorno successivo, Martina e Pietro hanno organizzato un aperitivo per i loro cari.