Trasformare verdure e legumi in piccoli supereroi potrebbe sembrare soltanto un espediente per convincere un bambino a finire quello che ha nel piatto. Eppure proprio storytelling, personaggi e familiarità con gli alimenti stanno diventando strumenti studiati anche dalla ricerca per favorire un rapporto più positivo dei bambini con il cibo.

Il rifiuto di determinati alimenti durante l'infanzia è infatti un fenomeno comune. La cosiddetta neofobia alimentare, cioè la riluttanza ad assaggiare cibi nuovi o poco familiari, può rendere particolarmente complicato l'incontro con alcuni vegetali.

Colori insoliti, consistenze e sapori più amari possono contribuire alla diffidenza.

Ma cosa succede quando una verdura smette, almeno nell'immaginario, di essere semplicemente “quella cosa verde che bisogna mangiare” e diventa protagonista di una storia?

Verdure e legumi diventano superpoteri

Un esempio recente arriva proprio dall'Italia. Il progetto LO-VEg, sviluppato in quattro scuole primarie lombarde e rivolto complessivamente a circa 1.500 alunni, ha sperimentato un approccio educativo per incoraggiare il consumo di verdure e legumi e ridurre gli sprechi nella ristorazione scolastica.

Il programma ha utilizzato strumenti diversi: educazione sensoriale, materiali informativi, personaggi e storytelling.

Nel fumetto realizzato per accompagnare l'iniziativa, verdure e legumi vengono associati persino a “superpoteri”.

I risultati preliminari, pubblicati nel 2026, hanno evidenziato tendenze favorevoli nel consumo di questi alimenti e nella riduzione degli avanzi, anche se gli stessi ricercatori sottolineano la necessità di ulteriori valutazioni per comprendere meglio gli effetti nel tempo.

L'aspetto interessante è soprattutto il cambio di prospettiva: l'alimento non viene presentato soltanto attraverso le sue proprietà nutrizionali, ma inserito in un'esperienza capace di coinvolgere curiosità, sensi e immaginazione.

Se il broccolo diventa un eroe

Lo storytelling è stato sperimentato anche con bambini più piccoli.

Uno studio pubblicato nel 2025 ha coinvolto 178 bambini tra i 2 e i 6 anni utilizzando per cinque settimane un libro illustrato con un supereroe per avvicinarli a dieci diverse verdure.

Al termine dell'intervento è aumentata la disponibilità complessiva dei bambini ad assaggiare gli alimenti proposti e per cinque delle dieci verdure sono stati osservati miglioramenti significativi. Anche in questo caso, tuttavia, gli autori invitano alla cautela: trasformare una verdura in un personaggio non significa automaticamente modificarne il consumo nel lungo periodo.

Il dato suggerisce però qualcosa di interessante: prima ancora del sapore, può essere importante costruire familiarità.

Conoscere prima di assaggiare

Anche l'esposizione ripetuta è al centro della ricerca. Uno studio del 2026 ha coinvolto 62 bambini tra i 4 e i 6 anni proponendo per dieci giorni vegetali poco familiari, tra cui carota viola, barbabietola gialla e rapa svedese, per analizzare come esposizione e rinforzi possano incidere sulla loro accettazione.

Vedere, riconoscere e incontrare più volte un alimento può contribuire a renderlo meno estraneo. In quest'ottica anche toccare una verdura, scoprirne la provenienza, cucinarla insieme o incontrarla all'interno di una storia può diventare parte di un percorso di familiarizzazione.

La fantasia, naturalmente, non sostituisce l'educazione alimentare. Può però offrire un linguaggio diverso per parlare ai bambini.

Quando carciofi e asparagi diventano alleati

È un meccanismo che trova spazio anche nella narrativa per l'infanzia. Nel libro che ho scritto e illustrato L'Orso Urrà e i Fumi Mangiacolore – La rivolta della Valle Incantata, per esempio, alimenti non sempre amatissimi dai bambini come carciofi e asparagi vengono completamente sottratti al loro ruolo abituale.

Diventano “armi” benefiche utilizzate nell'avventura contro i Fumi Mangiacolore, creature che minacciano i colori e l'equilibrio della Valle Incantata. La verdura non è quindi qualcosa che un adulto impone di mangiare, ma un elemento positivo dell'azione.

La storia aggiunge inoltre un secondo livello: quello ambientale. La natura che produce gli alimenti diventa contemporaneamente qualcosa da proteggere, creando un collegamento tra cibo, ambiente e fantasia.

Non soltanto “mangialo perché fa bene”

Forse uno dei limiti del modo adulto di parlare di alimentazione ai bambini è proprio l'insistenza sul beneficio futuro: mangiare qualcosa “perché fa bene”. Un concetto importante, ma non necessariamente affascinante per chi ha quattro, cinque o sei anni.

Una storia può invece attribuire immediatamente a quell'alimento un'immagine, un'avventura e un ruolo.

Questo non significa promettere che raccontare una favola farà improvvisamente amare gli asparagi a chi li ha sempre lasciati nel piatto. Le preferenze alimentari dipendono da numerosi fattori e nessuna strategia funziona allo stesso modo per tutti.

Ma forse, prima di chiedere a un bambino di mangiare qualcosa che non conosce o non ama, si può cominciare da un obiettivo più semplice: far sì che quella verdura smetta di essere una perfetta sconosciuta.

E se per riuscirci, almeno per qualche minuto, un carciofo deve trasformarsi in un supereroe, la fantasia può dare una mano.