La crisi economica sarà ancora lunga e difficile da affrontare. Secondo la cancelliera tedesca Angela Merkel cinque anni potrebbero non bastare per superarla e rimettere in piedi quei paesi che di più ne stanno pagando le conseguenze. La strategia del rigore continua dunque, a essere l’unica via percorribile per convincere il mercato mondiale che investire nel Vecchio continente può essere vantaggioso. La Merkel ritiene che, pur essendo sulla strada giusta, l’Europa debba dare ulteriori segnali d’affidabilità atti a mantenere le promesse fatte agli investitori in questo mercato difficile e in continua evoluzione.

Il mantenimento degli impegni presi per ridurre il debito pubblico e risanare i bilanci, dovrà essere dunque la parola d’ordine per quegli stati che più hanno risentito della crisi negli ultimi anni.

Cosa che di certo non ha riguardato la Germania. Infatti, un recente e autorevole studio sulla crisi internazionale ha evidenziato come questo paese abbia e continui a risparmiare e a guadagnare soprattutto con la crisi dell’euro. Argomento chiaramente molto caro ai cittadini tedeschi e alla signora Merkel ma considerato proprio da quest’ultima cosa di scarsa rilevanza politica ed economica. Fatto sta che in tre anni, grazie agli interessi particolarmente bassi di cui gode, la Germania ha risparmiato e guadagnato denaro per circa 100 miliardi di euro. Non consideriamo poi le agevolazioni che vanno a toccare i singoli cittadini per quanto riguarda i mutui e i finanziamenti e la grande competitività in termini di esportazione verso le aree del dollaro favorite dai bassi tassi di cambio che interessano l’euro. In due anni siamo passati da 1,44 a 1,23 euro per dollaro.

Nonostante questo però, anche il Made in Germany dovrà fare i conti nell’immediato futuro con la necessità di ridurre e ottimizzare i costi in molti settori e comparti del proprio sistema produttivo: dal nucleare all’alta velocità, passando inevitabilmente per una pesante ristrutturazione che vedrà coinvolte anche le più solide realtà industriali come quelle dell’auto. I tagli dell’occupazione interesseranno inizialmente almeno diecimila posti di lavoro. La notizia di questi esuberi non ha lasciato del tutto sorpresi i sindacati che evidentemente ne erano informati e che con tutta probabilità si stanno preparando a scenari ben peggiori sul fronte occupazionale. La cancelliera Angela Merkel non ha ancora affrontato l’argomento in modo approfondito. Forse non ritiene di dover tranquillizzare i suoi concittadini o probabilmente ha già deciso di affrontare con mano ferma e rigore strategico la nuova sfida politica e sociale che gli si para davanti. 

Con il rallentamento della crescita nelle nuove potenze economiche come la Cina, l’India o la Russia, non ci si può aspettare niente di buono per un’Eurozona che già da molto tempo deve fare i conti con il pesante crollo della domanda per i beni da essa prodotti. Una crisi nella crisi quindi, che coinvolgerà anche i paesi industrializzati che fino ad oggi si sono mostrati particolarmente immuni ai movimenti altalenanti delle leggi del mercato.