L’Ivie, l’imposta sul valore degli immobili situati all’estero – equivalente all’Imu – invece che dal 2011 decorrerà da quest’anno. La legge di Stabilità approvata dalla Camera dei deputati, e adesso all’esame del Senato,  prevede difatti che il tributo venga corrisposto dal corrente anno. E dunque, i versamenti già effettuati per il 2011, si dovranno considerare quale acconto per il 2012. Nella maggior parte dei casi, tali pagamenti dovrebbero coprire l’imposta dovuta per il 2012. La novità avrà quindi effetti positivi per i contribuenti italiani residenti nel nostro Paese e proprietari di immobili all’estero.

L’Ivie è pari al 7,6 per mille del valore della casa, risultante dall’atto di acquisto. L’imposta è dovuta proporzionalmente alla quota di titolarità del diritto di proprietà o altro diritto reale e ai mesi dell’anno nei quali si è protratto.

Se la casa è stata acquistata in un Paese membro dell’Unione Europea o in una nazione aderente allo Spazio Economico Europeo, la quale garantisce un adeguato scambio informativo (Islanda e Norvegia), il valore da utilizzare per determinare l’importo da versare sarà prioritariamente quello catastale. E, con il fine di evitare casi di doppia imposizione, dalla somma dovuta si potrà dedurre un credito d’imposta, fino al raggiungimento del suo ammontare, pari al valore dell’eventuale imposta patrimoniale versata nello Stato dove è ubicato l’immobile.

In pratica, se l’importo dell’imposta pagata all’estero risultasse superiore all’Ivie, il proprietario non dovrà sobbarcarsi pure il versamento della tassa stessa.

L’Ivie interessa una estesa platea di contribuenti italiani che possiedono case all’estero. Infatti, se pensiamo che - secondo i dati raccolti per il 2012 da una indagine statistica eseguita da Scenari Immobiliari - si stima che saranno circa 40.000,  nell’intero arco dell’anno, le case comprate all’estero da parte di famiglie italiane. Le mete più richieste sono la Spagna, che totalizza il 21% del gradimento complessivo, seguono gli Stati Uniti con una percentuale del 17%, e la Grecia con il 16%. Nella scelta hanno influito le difficoltà economiche in cui versano i due Paesi europei e il conseguente crollo del mercato immobiliare, fenomeno che ha indotto all’investimento gli italiani alla ricerca di prezzi convenienti.

Mentre nella fascia che si situa ai livelli più alti, viene registrato un exploit di compravendite a Londra, dove gli acquirenti italiani hanno superato i russi. È da segnalare, infine, anche un aumento di acquisti di immobili a Berlino.