La fonte è il Wall Street Italia, la notizia è che secondo indiscrezioni la Banca centrale tedesca (Bundesbank) abbia disposto il rientro in patria di 36 miliardi di dollari in oro attualmente depositati tra gli Stati Uniti d'America e la Francia: nel dettaglio si tratterebbe di 300 tonnellate nella sola Grande Mela e addirittura 374 dalla capitale francese. A conclusione di questa operazione, prevista entro il 2020, metà dell'oro totale della nazione dovrebbe trovarsi a Berlino.

Alcuni esperti sono sempre più convinti che ci sia qualcosa di grosso che bolle in pentola, anche perché la Banca centrale tedesca custodisce "in casa" già 183 milioni di dollari in oro, praticamente il 10% delle riserve auree mondiali; che senso ha una manovra del genere, considerando anche l'onerosità di questo trasloco?

La risposta a questa domanda ce la danno molti economisti: secondo loro la Germania teme un grosso crack finanziario degli americani, una crisi di grande proporzione che inevitabilmente trascinerebbe e farebbe implodere anche l' Euro.

Con la svalutazione della moneta unica europea e la conseguente crisi, l'oro sarebbe l'unica valuta a mantenere valore e la Bundesbank non vuole correre il rischio di trovarselo bloccato all'estero, se a questo aggiungiamo che anche Azerbaijan e soprattutto l'Olanda sembrerebbero seguire le ombre della nazione tedesca e rimpatriando le rispettive riserve auree estere si potrebbe pensare a una corsa all'oro, paragonabile alle corse agli sportelli dei comuni cittadini all'arrivo di grosse crisi.