Corre l'anno2030, intona una canzone del famoso gruppo Articolo 31, unacanzone per chi la conosce che tratteggia possibili scenari che nelfuturo si presenteranno, alcuni verosimili, altri del tuttorealistici. Ebbene, c'è chi davvero ha guardato al 2030,sopratutto per ciò che riguarda la ricchezza delle nazioni, unarealtà niente affatto immutabile e sempre dipendente da 'enne'variabili. Uno studio infatti del Centre for Economics andBusiness Research, centro di politicaeconomica e della ricerca di previsione con sede a Londra, hatratteggiato i possibili scenari economici che si presenteranno nel 2030, da cui si deducono delle conferme, ma anche delle sorprese.

Tra leconferme, e non si sarebbe dovuto neppure scommettere,la leadership del 'nuovo' colosso dell'economiamondiale, la Cina,che, secondo gli economisti, nell'imminentefuturo supererà definitivamente la concorrenza di quello che ancoraoggi guida l'economia mondiale, gli USA.Grazie infatti alle politiche di investimento, sopratutto nei settoridell' hi-teche della ricerca scientifica,realtà che poi si traducono in un ritorno nei termini diacquisizione dei brevetti, vero e forse unico 'segreto' dellaricchezza di ogni nazione, il PIL del Paese asiatico cresce al ritmodel 10% all'anno; sono anni ormai che il Paese dei 'mandarini' èinfatti leader indiscusso dell'economia asiatica, superandodefinitivamente la concorrenza di quella che solo qualche decennio faera considerato come modello economico per tutto il mondo, ilGiappone.

Nonostante la sua potenza, spiegano gli esperti, lacrescita del Paese asiatico, e dell'Asia nel suo complesso, non saràtuttavia rapidissima: il Paese delle 'lanterne rosse' conosceràinfatti diverse fasi di arresto che ne limiteranno la crescita, atutto vantaggio, quindi, della sua rivale, gli USA, che nonostante ledifficoltà che ancora oggi presentano le sue casse, continuerà a recitarecomunque la parte del leone anche nell'imminente futuro.

Ancorauna volta saranno le strategie adottatedall'establishment americano a consentire agli USA di restare anchenel futuro sulla cresta dell'onda; come per la Cina, infatti, sarannogli investimenti hi-tech e nella ricerca scientifica a consegnare al Paese 'stelle e strisce' le chiavi per la leadership dell'economiamondiale.

Sorprendono, invece, le stime di crescita previste per ilRegno Unito;nel 2030 l'economia della 'regina' sarà più brillantenon solo degli eterni rivali francesi, che secondo gli economistisaranno protagonisti di una vera 'debacle', scivolando dall'attuale5° posto al 13°, ma persino di quella che oggi rappresenta agliocchi di tutti la sola locomotiva della zona euro, la Germania, chenel 2030 si prevede si piazzerà al 7° posto, tre posizioni più ingiù rispetto ad oggi.

Un sorpasso dei leoni inglesi sugliintransigenti tedeschi, spiegano gli esperti, dovuto sia comeconseguenza «della più rapidacrescita demografica», in particolarealimentata dalla massiccia immigrazione nei suoi territori, sia alleresponsabilità della Germania verso i Paesi in crisi cherallenteranno la crescita complessiva della zona euro. Unaprevisione, quindi, che può anche rappresentare come il classico'campanello d'allarme' per la tenuta della moneta unica.

Se ai nostricugini francesi le cose andranno male, per noi saranno anche peggiori:l'Italia infatti, sostengono gli economisti, proseguirà il suo lentoe progressivo declino, scivolandodall'attuale 8° posto, al 15° cheraggiungerà nel 2030. Differentemente dalle altre economie del mondo,l'Italia infatti tralascia completamente gli investimenti nei settoristrategici, come infrastrutture, formazione, energia e sopratuttoinvestimenti nella ricerca e nella cultura che, come abbiamo visto,si traducono in seguito in un ritorno in termini di capitale, equindi di ricchezza.

Le problematiche dell'Italia sono troppe, e nonè sufficiente un articolo per poterle elencare, mi limito solo adire "chi è causa del proprio male, pianga sé stesso".

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