Un altro pezzo d'Italia se ne sta perandare, in un silenzio che, definire assordante, è davvero pocacosa. Chiuderà infatti i battenti il 28 febbraio 2014, lo storicomulino Agnesi di Imperia, un reparto che da 190 anni, è il simbolo non solo dell'omonimo stabilimento che fa parte delGruppo Colussi, ma dell'intera eccellenza industriale italiana.

Agnesi infatti, è il più vecchiomarchio italiano tra i produttori di pasta ancora in vita: nato nel1824, ha scritto pagine importanti nella storia del nostro Paese.Oltre a perdere un altro pezzo pregiato della nostra tradizioneindustriale e culturale, la chiusura dello stabilimento in questione(che avviene per motivi di ristrutturazione interna al fine dicontenere i costi in questo frangente di crisi economica) avrànotevole impatto negativo anche sul tessuto sociale nel quale opera:131 lavoratori infatti perderanno il loro posto di lavoro; ciòsignifica che ci saranno altre 131 famiglie che si troveranno afronteggiare difficoltà economiche, finanziarie e psicologiche.

Inoltre, stante le notizie che filtrano dalle organizzazionisindacali della zona, sarebbe a rischio la sopravvivenza stessa delmarchio Agnesi con ovvie ripercussioni negative per l'economiaed il tessuto sociale. La chiusura del mulino determinerebbe infattiun effetto domino (in negativo) su tutta la filiera produttiva, apartire dal porto di Imperia che non vedrebbe più attraccare le naviche portano il grano, con ovvie ricadute negative sull'occupazionetra i lavoratori portuali.

Le parti sociali e le autorità localisono al lavoro per cercare una soluzione a questa nuova emergenza. È proprio vero che il nostro è un Paese che perde i pezzigiorno dopo giorno. Urgono misure urgenti e straordinarie perarginare questo fenomeno prima che questa crisi si riveli la vera epropria pietra tombale dell'Italia.

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