Dopo il rally durato due anni e sostenuto dal programma di austerity (come dimenticare la pesante "manovra lacrime e sangue" del governo Monti nel 2011), Piazza Affari ritraccia e chiude il 2014 piatta come un tavolo. Le vicende geopolitiche, la crisi economica, forse trattata con troppa demagogia dal mondo politico, e, negli ultimi mesi, il crollo del petrolio, la crisi del rublo, le incertezze europee, non sostengono il listino milanese che azzera gli ottimi risultati della prima parte dell'anno.

Molto si è rischiato nella giornata di ieri, con il crollo della Borsa di Atene arrivata a perdere l'11%, mentre Piazza Affari chiudeva a -1,15%, un altro pesantissimo rosso di dicembre dopo l'affondo della Borsa russa (a metà mese -20%). Oggi Milano non ha colpito, archiviando l'ultima seduta del 2014 con un diplomatico -0,62%, appena sopra i 19 mila punti.

Una Borsa a due facce

Il magro +0,92% del 2014 non ha di certo soddisfatto gli investitori, ancora illusi dai brillanti risultati degli anni precedenti: il Ftse Mib nel 2013 era salito del 16,5% e nel 2012 del 7,85%.

L'indice aveva corso nei primi mesi spinto dalle dichiarazioni del premier Matteo Renzi portandosi il 10 giugno a 22.502 punti, sui massimi di febbraio 2011. I fondamentali dell'economia europea apparivano rosei con l'Europa e la Bce che ritenevano il 2014 il primo anno di crescita con il Pil italiano atteso intorno allo +0,5% e nell'Eurozona ben oltre il punto percentuale.

Diverso il segno della seconda metà dell'anno, quando l'aumento della deflazione, la crescita del debito pubblico dell'Eurozona, l'assenza delle riforme strutturali nei Paesi con le maggiori difficoltà economiche hanno affondato i listini. Piazza Affari a metà ottobre e poi di nuovo il 15 dicembre si trovava ai minimi da un anno, sul filo dei 18 mila punti.

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Matteo Renzi

Capitalizzazione in crescita: Borsa italiana vale 470 mld

Sebbene il 2014 non sia stato uno degli anni migliori, non si può certo dire che sia stato privo di sorprese. Tra aumenti di capitale, soprattutto bancari, matricole estive, ma anche rinunce il valore complessivo delle società quotate a Piazza Affari si attesto a quota 470,4 miliardi di euro, superiore ai 438,2 miliardi del 2013, e pari al 29,1% del Pil.

È salita anche la media di scambi d'azioni giornaliere con 2,9 miliardi di euro, +33,6% sulla media giornaliera del 2013. Nel complesso si sono avuti scambi per 66,2 milioni di contratti corrispondenti a 720,3 miliardi di euro, mentre il massimo giornaliero si è raggiunto il 16 ottobre con ben 5,7 miliardi di euro.

Il 2014 è stato anche l'anno delle matricole a Piazza Affari con ben 26 Ipo (nuove società quotate in Borsa), di cui 5 sul Mta, il mercato principale, e 21, un vero e propri boom, per l'Aim Italia, il segmento dedicato alle piccole e medie imprese.

Quindi 342 società quotate rispetto alle 326 del 2013. Tra le new entry il successo è evidente per Fineco, la banca multicanale controllata da Unicredit, che da luglio ha guadagnato il 17%. Decisamente male, invece, per Cerved che dal 24 giugno segna -12%. Invariate Fincantieri e Rai Way che nel complesso strappa un +1,3%. Abortisce il tentativo di quotazione per Ferrovie dello Stato e Poste, soltanto rinviato al 2015 per Oviesse.

In realtà molte società che attendevano un'estate propizia per il collocamento in Borsa, come Rottapharm e Sisal, hanno poi rinunciato per la tempesta che si è abbattuta sul listino.

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