Quasi sempre dimentichiamo di essere mammiferi, e questo complica le relazioni personali e professionali. Siamo esseri viventi appartenenti al genere umano con alcune caratteristiche biologiche che ci distinguono da altri esseri viventi. Dovrebbe essere la cosa più chiara e scontata del mondo e, invece, troppo spesso viene ignorata. Su questi temi torneremo nei prossimi articoli di questa rubrica; oggi vogliamo evidenziarne uno particolarmente importante per le relazioni sociali in generale e anche per le dinamiche relative alla gestione e organizzazione del personale all'interno delle aziende e delle organizzazioni complesse.

Diceva Jefferson che "la terra è della generazione vivente", la quale, però, è composta da individui di età diverse. E questo è un bene, o meglio, è un meccanismo che si è dimostrato vincente perché gli individui più anziani e con esperienza istruiscono i più giovani e forti; e insieme sono vincenti.

I giovani fatalmente non hanno esperienza e non hanno avuto ancora il tempo di istruirsi abbastanza; ma hanno la forza, la velocità, l'entusiasmo e sono aggiornati.

Gli anziani hanno l'esperienza, competenze accumulate negli anni e anche quella "saggezza" che può compensare gli "eccessi giovanili". Giovani e anziani non sono in concorrenza, sono complementari. A maggior ragione nelle aziende.

Oggi l'età media è in crescita e le popolazioni occidentali sono sempre più longeve e quindi con ampie quote di anziani che costituiscono un target sempre più rilevante.

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Se vogliono capire il mercato e gestire le proprie attività, le aziende devono avere una struttura dei loro dipendenti e collaboratori che rispecchi, in gran parte, le evoluzioni dell'assetto demografico in corso. La base della clientela invecchia ed è necessario avere in azienda le risorse appropriate, e le conseguenti strategie, per interfacciarsi con questa realtà.

Servono giovani forti, svegli, veloci, volenterosi e aggiornati che si uniscano alle persone di esperienza per creare una vera forza, caratterizzata da operatività e competenze adeguate.

Le aziende di soli giovani o di soli vecchi sono monche. Come in una famiglia, il nonno prende per mano il nipote e, a seconda della situazione che incontrano, sarà l'uno piuttosto che l'altro a parlare e ad agire.

Diceva Benedetto Croce che "la cosa migliore che possano fare i giovani è invecchiare". In realtà, al di là della retorica, la cosa migliore che possano fare giovani e anziani è darsi credito a vicenda e unire le forze e le intelligenze, quando ci sono.

Nel 423 a.C. Aristofane scriveva nella sua commedia Le nuvole di come una volta gli anziani fossero venerati "mentre oggi non c'è più rispetto" (nel 423 a.C.!). La cosa è, dunque, sempre attuale.

Gli anziani diano spazio ai giovani e i giovani si ricordino di Steve Jobs :" Right now the new is you, but someday not too long from now, you will gradually become the old and be cleared away".

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