"Nel settore delle telecomunicazioni, il comportamento più razionale da parte di tutti gli operatori sarebbe quello di unire le forze per modernizzare insieme la rete, assicurando a ciascun operatore lo stesso trattamento". Le parole sono come i sassi. Soprattutto, quando a pronunciarle è Edward Chan, numero uno del grande produttore di smartphone Huawei in Italia dallo scorso novembre. Huawei opera in Italia con circa 600 professionisti e due sedi principali, a Roma e Milano, ma soprattutto è azienda fornitrice di operatori nel settore delle telecomunicazioni come Vodafone, Wind e Fastweb, dunque conosce molto bene il mercato.

Le affermazioni di Edward Chan non sono casuali, sia perché il tema dello sviluppo della rete di telecomunicazioni in Italia è stato al centro, in questi giorni, dell'incontro avvenuto a Pechino tra il ministro Gentiloni e l'omologo cinese Wang Yi, sia perché Huawei stila periodicamente una classifica sul grado di connettività dei paesi, nota come Global Connectivity Index, e l'Italia nell'anno appena trascorso si è piazzata tristemente al tredicesimo posto, una posizione che non aiuta la crescita, se si considera che secondo una stima di Huawei, alla crescita dell'indice di connettività cresce anche il prodotto interno lordo.

Le prime piazze sono occupate da Germania, Stati Uniti e Regno Unito. L'analisi di Huawei fa da pendant ad altre statistiche che viaggiano nella stessa direzione, come l'ultimo rapporto State of the Net di Akamai, che colloca anch'esso il nostro Paese in una posizione di bassa classifica.

Da qualche settimana, tuttavia, il governo italiano ha riaperto la consultazione sul piano per lo sviluppo della banda ultralarga, dopo che Telecom ha annunciato la volontà di voler cablare 40 città, determinando l'esigenza da parte dell'esecutivo di aggiornare il piano già approvato.

Uno spiraglio che lascia ben sperare rispetto ad una situazione che la politica italiana non ha ancora affrontato con la necessaria determinazione. Anche Edward Chan in questo senso ha manifestato il proprio ottimismo sui piani del governo per lo sviluppo dell'infrastruttura delle telecomunicazioni.

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