Quando una iniziativa industriale porta dei benefici economici a tutti gli operatori del settore, difficilmente si arena nel percorso che la conduce al traguardo. È questo il caso della nascita di un operatore unico delle torri, contestualmente con l'avanzata del processo di convergenza tra televisione e telecomunicazioni e della razionalizzazione della doppia rete in atto esistente all'interno del sistema del broadcasting, ovvero quella di Rai Way per il sistema pubblico e quella di Ei Towers per il sistema privato.

Certamente vedere nel ruolo di predatore in una fase iniziale la società del gruppo Mediaset, con l'offerta di acquisto lanciata nei confronti di Rai Way e la levata di scudi del mondo politico, segnatamente dell'area di governo, preoccupata dall'avanzata di Berlusconi nel controllo di un asset strategico come quello delle telecomunicazioni, ha determinato una frenata, ma non ha affatto chiuso il capitolo del risiko delle torri, affascinante e decisivo negli scenari futuri del settore delle telecomunicazioni nel nostro Paese.

Oggi che Rai Way da preda potrebbe trasformarsi in predatrice, a valle delle dichiarazioni rilasciate ieri dai vertici in occasione dell'assemblea degli azionisti, lo sguardo degli ambienti istituzionali e dell'authority su questa operazione appare più mite, ma soprattutto sono interessanti le parole di Fedele Confalonieri, per conto degli ambienti Mediaset, riportate da LaPresse: "quando le polemiche si saranno placate, siamo sicuri che la questione di creare una grande unica infrastruttura italiana per la diffusione del segnale Tv tornerà in primo piano. E noi ci saremo, con grande disponibilità".

Fa riflettere, allo stesso tempo, la conferma odierna da parte del Corriere della Sera della notizia secondo cui Rai Way, nell'ambito della definizione degli scenari futuri incontrerà anche Abertis, che attraverso la propria controllata Cellnex Telecom, è divenuto il primo operatore in Europa dal punto di vista della proprietà di torri dedicate alle telecomunicazioni, circa 15 mila, di cui la metà in Italia.

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