Il Rapporto 2016 della Fondazione Migrantes fotografa un incremento dei nostri connazionali che vivono fuori dai confini nazionali. Infatti, il numero di quanti risultano registrati all’Anagrafe degli Italiani residenti all’estero (Aire) al primo gennaio 2016 è pari a 4.811.163, con un aumento, rispetto al 2015, di 174.516 iscrizioni, cioè di un +3,8%.

Italiani all’estero

Sembra emergere un’inversione di tendenza dei flussi, che tradizionalmente provengono dalle regioni meridionali del Paese, con una crescita delle partenze da regioni come la Lombardia e il Veneto.

I 18-34enni rappresentano il 36,7%, tallonati dai 35-49enni (25,8%). Complessivamente, dalla parte settentrionale del Paese si sono spostati nell’ultimo anno 107.529 persone. I flussi del 2015 vedono, nell'ordine, Lombardia (20.088), Veneto (10.374), Sicilia (9.823), Lazio (8.436), Piemonte (8.199) ed Emilia Romagna (7.644). Se si guarda, invece, al valore assoluto, a quante sono cioè al 1° gennaio 2016 le persone residenti all'estero, la Sicilia rimane la regione con il maggior numero di espatriati (730.189) nonché quella con la rappresentanza maggiore di Comuni interessati dall’esodo.

Nella lista dei primi 25, ben otto appartengono all’isola: Palermo, Catania, Licata, Messina, Palma di Montechiaro, Favara, Adrano e Aragona. Una delle mete preferite nel 2015 è stata la Germania, seguita da Regno Unito, Svizzera e Francia. Se si considerano, invece, gli attuali iscritti all’Aire, al primo posto c’è l’Argentina con 783.353 italiani residenti nel Paese di papa Francesco.

Italiani vs stranieri

Incrociando il dato delle “partenze” nel 2015 con quello degli “arrivi” sul nostro suolo, si scopre che è quasi sovrapponibile.

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Politica

Tra profughi e clandestini sono giunti nel medesimo anno all’incirca 130 mila stranieri. Il che ha fatto gridare, in alcuni casi, allo spopolamento della nazione a favore degli immigrati. Perfino il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, nel commentare il Rapporto, ha parlato di “impoverimento”, aggiungendo però che bisogna favorire la mobilità dei giovani italiani, perché rappresenta una “grande opportunità di sviluppo”.

Non a caso, la sostituzione degli italiani che emigrano da parte degli extracomunitari che vanno a occupare i posti di lavoro lasciati liberi è solo quantitativa. Questi ultimi, infatti, vengono impiegati in mestieri che gli italiani non vogliono più fare. All’estero, invece, i nostri connazionali trovano opportunità maggiormente in linea con la loro formazione e le loro aspettative. E questo vale anche per i tanti siciliani che, molto probabilmente, oggi non si spostano verso mete lontane con la valigia di cartone, ma con il desiderio di mettere a frutto quello che hanno imparato a scuola o all’università. 

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