Brusca frenata per l'inserimento nella legge di bilancio 2018 della mozione che vieta la pratica della fatturazione delle bollette telefoniche ogni 28 giorni. Secondo il quotidiano "La Stampa", sezione economia, infatti, nella legge non vi sarebbe traccia della proposta a firma dell'onorevole Alessia Morani, deputata e vicepresidente del gruppo Pd alla Camera. Il ministro dell'Economia Carlo Calenda auspica l'inserimento dell'emendamento nelle successive versioni della legge. Tuttavia le iniziative proposte dalle associazioni a difesa dei consumatori che prendono le mosse dalla delibera AgCom 121/17/CONS sono già attive.

Eccole.

La delibera dell'AgCom e il ricorso al Tar dei gestori telefonici

Nel 2015, è oramai noto, le compagnie telefoniche hanno unilateralmente modificato i contratti con i propri abbonati, passando sulle linee mobili da una fatturazione naturale mensile ad una "forzosa" di 13 mesi l'anno, cioè ogni 28 giorni. Gli utenti vennero avvisati tramite sms, con i quali si comunicava il cambio imminente e si dava la facoltà agli utenti di cambiare gratuitamente gestore. Cosa inutile, dato che questa pratica è stata adottata praticamente da tutti. Quando però la fatturazione a 28 giorni è stata introdotta anche per le linee fisse, l'AgCom è sceso in campo. Con la delibera 121/17/CONS del marzo 2017, ha stabilito senza mezzi termini che non si può fatturare in questo modo.

La discriminante è nata a causa del fatto che nella telefonia mobile vige il ibero mercato, mentre per le utenze fisse si parla di tutela garantita. Cioè con i fissi non si può fare. I gestori telefonici hanno fatto subito ricorso al Tar, la cui decisione è attesa per il febbraio 2018. In attesa della sentenza però i gestori hanno continuato a fatturare a 28 giorni, preferendo pagare le multe comminate dall'AgCom.

Com'è possibile?

Le multe sono messe in bilancio: meglio pagare e continuare a fatturare ogni 4 settimane

Per capire come mai le compagnie telefoniche abbiano ignorato la delibera bisogna spiegare alcune cose. Primo: il ricorso al Tar non sospende la delibera dell'AgCom. Per fare un esempio, se noi cittadini riceviamo una multa e facciamo ricorso, in attesa della sentenza del giudice l'iter della multa va avanti, potremmo trovarci costretti a pagare eventuali cartelle esattoriali in attesa del pronunciamento. Per le compagnie telefoniche vale lo stesso principio, ma conti alla mano le compagnie hanno preferito ignorare la delibera e quindi rendersi inadempienti. Come mai? Perché la multa massima che si può infliggere per legge ad una compagnia telefonica è di 2 milioni e mezzo di euro. Moltiplicate un mese di bollette in più per tutti gli abbonati e sarà facile comprendere come a bilancio la voce "multa" costi meno della voce "tornare a fatturare 12 mesi". Incredibile ma vero.

Come opporsi?

La richiesta di rendere illegale la fatturazione a 28 giorni tramite l'inserimento della proposta nella legge di bilancio 2018 nasce soprattutto dall'esigenza di rendere obbligatori e immediati i rimborsi agli utenti. Adesso si può ricorrere lo stesso e molti lo stanno facendo, ma la procedura dev'essere attiva, cioè deve partire da noi. Ecco le strade indicate:

  • Cambiare gestore, cosa che come abbiamo detto appare una beffa oltre il danno, dato che tutte le compagnie fanno la stessa cosa

  • La seconda è aderire alla causa collettiva, la cosiddetta class action del Codacons, già indicata qui

  • La terza è agire tramite i Co.re.com istituiti in ogni Regione dall’Agenzia delle Comunicazioni. Si tratta di comitati regionali per una conciliazione gratuita e rapida. Secondo i dati riportati da "la Stampa" nel 2016 l'80% dei ricorsi promossi dai Co.re.com è stato vinto dagli utenti. Dato che però i Co.re.com fanno parte dell'AgCom promotrice della delibera contro le compagnie telefoniche, va da sé che i ricorsi contro la fatturazione a 28 giorni dovrebbe avere un successo del 100%.

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