Non era affatto una novità che il Fisco controllasse i conti correnti per smascherare i potenziali evasori delle imposte sui redditi e dell'Iva. Lo strumento di cui si avvalgono generalmente l'Agenzia delle Entrate e la Guardia di Finanza è proprio l'Anagrafe dei conti correnti, una sorta di archivio-banca dati che raccoglie informazioni relative al saldaconto, lista dei movimenti e numero di rapporti intrattenuti coi clienti (conti correnti, deposito e gestione titoli, cassette di sicurezza, ecc.).

I controlli bancari e finanziari legati al cosiddetto redditometro, implicano che sia il cittadino a dimostrare all'agenzia fiscale che chiede spiegazioni - in caso di di bonifico o di versamento in contanti - a che titolo ha la disponibilità di tale denaro. Qualora il soggetto non dovesse essere in grado di fornire delle prove convincenti, potrebbe essere sottoposto ad un accertamento da parte dell'Agenzia delle Entrate. E quando il quadro indiziario è solido, anche se non ci sono prove schiaccianti, può scattare la cosiddetta "presunzione" a favore dell'ente, contro cui il contribuente - se vuole contraddire - deve fornire la prova contraria, ovvero deve dimostrare la riconducibilità delle operazioni o della movimentazione bancaria.

Stile di vita ed evasione fiscale: controlli anche attraverso Facebook

Di recente è emersa una notizia secondo cui i controlli fiscali dell'Agenzia delle Entrate vengono effettuati anche tramite Facebook, Instagram, conversazioni attraverso chat come WhatsApp, Messenger, ecc. L'amministrazione fiscale si soffermerebbe, in particolare, sulle foto che immortalano location principesche, hotel di lusso, campi da golf, cene e aperitivi sfarzosi, limousine, Ferrari rosso fuoco che lasciano presumere un tenore di vita alto, che magari un soggetto disoccupato (titolare del profilo Facebook) non potrebbe permettersi.

E così le immagini, o ancora meglio, la dichiarazione "on line" del contribuente costituiscono delle vere e proprie scottanti "confessioni", che consentono l'avvio dell'accertamento fiscale.

Le pagine dei social network, in quanto producibili in giudizio, potrebbero evidenziare un'attività che è inequivocabilmente fonte di redditi non dichiarati, e quindi un'evasione fiscale. Questo perché il Fisco, guardando su Facebook o Instagram la foto di una vacanza alle Maldive, alle Mauritius, o a Cortina d'Ampezzo in un albergo a 5 stelle, si potrebbe chiedere come fa un imprenditore che dichiara di guadagnare poco più di 9mila euro annui, a permettersi questo tenore di vita.

Come difendersi dai controlli del Fisco?

Ostentare una vita invidiabile da Paperon de'Paperoni - benché forse non reale - potrebbe insospettire il Fisco che, in tal caso, andrebbe a valutare la congruenza degli acquisti e del tenore di vita con il reddito "denunciato" ogni anno dal contribuente attraverso il redditometro. E qualora le uscite dovessero superare di almeno il 20% le entrate, anche in questo caso scatterebbe la presunzione dell'evasione fiscale. La patata bollente passerebbe al contribuente che dovrebbe dimostrare, in tal caso, non solo la fonte del suo reddito, ma anche che con tale guadagno ha sostenuto importanti spese, permettendosi una vita da ricco.

Occorrono delle prove anche per dimostrare la provenienza legittima di somme ingenti di denaro. È, infatti, necessario l'utilizzo di strumenti tracciabili (come il bonifico bancario), indicando nella causale che si tratta di un regalo.

Il contribuente che non riesce a fornire tale prova, andrà incontro ad un avviso di accertamento con le conseguenti sanzioni. Tutto ciò entro il 31 dicembre del quinto anno successivo a quello di presentazione della dichiarazione.

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