Influencer e imprenditore, ma soprattutto creatore di contenuti digitali. Piero Armenti è il volto de Il Mio Viaggio a New York, uno dei format più apprezzati su Facebook, dove mostra e racconta una New York senza filtri. Grazie alla sua naturalezza e alle sue capacità di comunicazione, l'urban explorer si è preso le luci dei riflettori social e in quest'intervista ci regala un assaggio esclusivo degli Stati Uniti D'America.

Nella lunga chiacchierata con Piero Armenti abbiamo affrontato diverse tematiche, dal business alla pandemia, dalla politica allo stile di vita ideale, scoprendo più a fondo il personaggio.

Tra le tante attività di Armenti, inoltre, abbiamo riscoperto il suo impegno nel settore formazione. Da quando è diventato famoso, sul sito pieroarmenti.com offre corsi di social media marketing destinati a blogger, influencer e aspiranti content creator.

Intervista esclusiva a Piero Armenti, founder de Il Mio Viaggio a New York

Ciao Piero! Andrew Yang, candidato sindaco di New York, sembra voglia rilanciare l'idea di un "reddito universale". Qual è il tuo parere in merito?

"New York è sicuramente una delle città più all'avanguardia rispetto a qualsiasi tema di tipo economico e sociale. Detto questo il reddito universale di solito trova tantissime opposizioni da parte di chi crede che l'America funzioni meglio dove l'impatto sociale sia dare il meglio di se stessi.

Durante questa pandemia centinaia di migliaia di persone sono state sussidiate dallo Stato e si sono abituate a non far nulla. Io personalmente non ho un'idea ben definita su questo argomento, ma suppongo che prima o poi uno Stato americano farà qualcosa di simile e se i risultati saranno più buoni si estenderà altrimenti no".

Chiusuristi contro riaperturisti. Abbiamo visto 38mila persone allo stadio per la partita dei Texas Rangers. In Italia, invece, è ancora tutto chiuso. Stadi compresi.

"Qui a New York gli stadi sono aperti parzialmente. New York è una via di mezzo tra le chiusure all'italiana e l'apertura massima del Texas. Fino adesso il modello vincente è quello degli Stati che hanno aperto il più possibile e questo lo si può dire dopo un anno perché abbiamo i dati dei contagi, dei morti che ci sono stati.

La California e New York che hanno applicato politiche di chiusure non hanno avuto grandi risultati. Questa partita la stanno vincendo gli Stati che hanno mantenuto un poco più aperta l'economia. Dal mio punto di vista quello che è successo in Italia è incomprensibile e assurdo. È incomprensibile che in alcuni casi, sostanzialmente, la gente non possa stare per strada. Qua a New York anche nel periodo più critico la gente poteva uscire di casa e si poteva andare al Central Park. In Italia si è voluto affrontare una questione nuova con logiche burocratiche novecentesche. Tutto questo ha creato una sorta di fastidio alla popolazione senza risolvere nulla. Io sono per una buona via di mezzo, dove si evitano eventi con numeri eccessivi".

La sensazione è che in America ci si divida molto meno in fazioni rispetto all'Italia. È solo una sensazione?

"La sensazione è esatta e si vede con la campagna dei vaccini. Negli Stati Uniti non c'è stata la polemica italiana. Penso che qui non ci sia quella polemica continua su tutto. Tutti viaggiamo all'unisono per la vaccinazione di massa. Entro fine settimana qui saremo ad un terzo di persone vaccinate, il che è un buon risultato anche se non siamo all'immunità di gregge".

Coraggio di cambiare e ambizione quanto contano nella vita?

"Si tratta di non gettare al vento la propria vita, di tentare di ottenere ciò che ci rende felici. Uno non deve necessariamente vivere dove nasce. Da questo punto di vista ognuno deve essere libero di essere felice.

Il problema è quando ci lamentiamo e non cambiamo le cose. Ad un certo punto devi dare basta e cercare la tua dimensione. Se non la trovi nella tua città puoi andare in un'altra città. In Italia si ha una visione contraria al rischio, si vuole andare sul sicuro. Invece io credo che bisogna trasmettere ai giovani il concetto che è la vita è una. Se fai un lavoro che non ti piace lo cambi".

Se fossi rimasto in Italia...

"Sarei emerso con qualche altro progetto simile, perché se sai comunicare hai grandi opportunità. In questo momento è più facile fare soldi se sai comunicare piuttosto che se sei un medico. Adesso tutti hanno bisogno di un esperto di comunicazione. Ormai per chi sa comunicare il mondo è un'autostrada piena di opportunità.

Questo è il momento in cui coloro i quali amano la narrazione si prendono la loro rivincita".

Imprenditore, blogger e non solo. Su pieroarmenti.com abbiamo visto che ti dai da fare coi corsi di formazione.

"Sì, e sto lavorando a un nuovo corso sull'imprenditoria. In questo corso che farò, non so quando, voglio spiegare che molti limiti sono mentali. A volte ci si sente troppo piccoli rispetto a sfide troppo grandi. Vorrei far capire come scalare una montagna molto grande in maniera semplice se la si affronta passo dopo posso. Se questa mentalità si diffonde è un bene".

Secondo te cosa fa davvero la differenza quando si parte da zero?

"Si dovrebbe partire dai propri punti di vantaggio e costruire il futuro su quei punti.

Chiaramente circondarsi di persone con competenze diverse e compatibili col nostro progetto. Ci sono tanti modi per cambiare il proprio futuro, dentro noi ci sono già tutti gli elementi per fare qualcosa di importante".

Qualcuno ti definisce 'trumpiano': come rispondi?

"Ci sono temi su cui sono più vicino alla sensibilità democratica e temi su cui sono più vicino ai repubblicani, soprattutto di tipo economico. Non saprei definirmi. Di sicuro in Italia non si capisce l'America e non si capisce cosa spinge le persone a votare Repubblicani. Qui c'è la sensazione che l'America funziona solo se tutti danno il massimo per migliorare la propria vita. Se tutti si impegnano si emerge come nazione. È questo su ciò che si basano i Repubblicani.

Non importa quanto tu sia in basso, devi fare il massimo per raggiungere il meglio possibile. Sempre meglio che chiudersi in una sorta di lamentela perpetua e di vittimismo".

Il Mio Viaggio New York come ha affrontato la pandemia?

"Siamo salvi. Supereremo questo momento difficile, anche perché ormai grazie ai vaccini vediamo la luce. Però questa pandemia ci ricorda due cose: di diversificare, puntare su settori diversi da quello principale. Nel mio caso è crollato il fatturato de Il Mio Viaggio a New York ma Jerry America, per gli snack americani, è persino triplicato. La seconda cosa è risparmiare molti soldi perché in futuro queste cose potranno accadere ancora".

Avete ricevuto dei sostegni?

"Io ho richiesto solo il primo prestito, del secondo non c'era bisogno. Anche se non ti coprono la perdita immensa del fatturato. Adesso la priorità è far ripartire l'economia. Altrimenti più persone resteranno ai margini della società. Questa è la vera priorità. Per me la pandemia è un argomento del passato. Qualsiasi cosa accada bisogna andare avanti".

Quanto c'è di vero nel personaggio di Piero Armenti?

"Piero non esiste. È un ologramma. Sto scherzando, ovviamente. E' una bella domanda ma ti dico che per fare quello che faccio devi essere te stesso. Non è come fare un film. Sicuramente seguo i consigli che ti dà Facebook su ciò che piace alla gente. Ma sono sempre io all'interno di questo ecosistema".

Secondo te il talento si può esprimere a prescindere dal luogo? O esistono contesti potenzianti e depotenzianti?

"Per me la cosa principale nella vita è assumersi il rischio ed avere perseveranza. Poi il talento te lo attribuiscono dopo. Per chi fa impresa si ha intuito e perseveranza. L'intuito di capire i bisogni del mercato, ma anche la perseveranza per battere finché non riesce l'opera d'arte. Bastano queste due cose".

Crisi dell'editoria: cosa suggeriresti agli editori?

"I giornali si stanno riprendendo dalla crisi perché ormai si sta diffondendo il modello dell'abbonamento. In Italia, anche, da un paio di anni, gli articoli sono a pagamento. E' un modello che funziona e che può sostituire il cartaceo.

I contenuti di qualità si pagheranno. La gente sta capendo che deve pagare e vuole pagare. Questo salverà il giornalismo".

L'America: quanti luoghi comuni..o no?

"La cosa bella dell'America è che gli americani spendono. Ed è bellissimo. Se nasci con zero nella vita in America puoi farcela perché qui uno spende e c'è dinamicità. Se sei povero a New York hai molte più possibilità per emergere che altrove. All'inizio parti da uno scantinato nel Bronx, però ti trovi in un'economia dinamica. Se nasci al Sud Italia che possibilità per emergere? Devi andartene. Quando l'economia è bloccata chi ha una posizione di privilegio sta in piedi, chi è povero no".

Invidia negativa e invidia come stimolo per crescere, meglio la seconda non trovi?

"C'è anche qui l'invidia però è maggiore la quantità di persone che si ispirano. C'è la sensazione che chiunque possa raggiungere qualcosa. In Italia si pensa che se non hai determinati appoggi hai difficoltà, anche se a volte è vero".

Ci racconti la tua giornata tipo?

"Mi sveglio molto presto. Poi alle otto e mezza faccio cross fit, quindi monto i miei video, mi occupo dell'agenzia e del blog. Il pomeriggio cerco di uscire per i video. La sera sto a casa e guardo un film, ma non su Netflix. Gli preferisco Hulu".

E il futuro de Il Mio Viaggio a New York?

"Vorrei espandermi. Aprire pagine su altre città. Intanto ho aperto Il Mio Viaggio a Roma, che è ufficialmente la mia".

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