I prezzi di benzina e gasolio hanno registrato un aumento significativo su tutta la rete stradale nazionale a partire da sabato 4 luglio 2026. Questo incremento segue la conclusione delle misure governative di taglio delle accise sui carburanti, che avevano precedentemente contribuito a contenere i costi per i consumatori. I dati, rilevati dall’Osservatorio prezzi del Ministero delle Imprese e del Made in Italy (Mimit), evidenziano un rincaro generalizzato.
Sulla rete stradale nazionale, il prezzo medio della benzina in modalità self service è salito a 1,820 euro al litro, rispetto ai 1,803 euro registrati il giorno precedente.
Analogamente, il gasolio ha visto il suo prezzo medio aumentare a 1,899 euro al litro, partendo da 1,882 euro. L’incremento è stato riscontrato anche sulla rete autostradale, dove il prezzo medio self per la benzina ha raggiunto 1,907 euro al litro (da 1,894 euro), e il gasolio è arrivato a 1,978 euro al litro (da 1,968 euro).
Fine del taglio delle accise e impatto sui prezzi
La decisione di non rinnovare il taglio delle accise, scaduto il 3 luglio 2026, è stata presa in un contesto di calo delle quotazioni del petrolio, che si sono stabilizzate intorno ai 70 dollari al barile. Questa mossa segna la conclusione del quinto intervento governativo in materia. Le precedenti misure includevano un provvedimento iniziale di 20 giorni e successive proroghe che si sono estese fino alla fine di aprile, maggio e giugno 2026.
L’ultimo provvedimento aveva garantito uno sconto di 5 centesimi al litro sulla benzina (equivalenti a 6,1 centesimi con IVA) e aveva ridotto lo sconto sul diesel da 10 a 5 centesimi al litro.
La mancata proroga del taglio delle accise è stata influenzata dai segnali di distensione in Medio Oriente, che hanno contribuito a un calo del prezzo del petrolio. Di conseguenza, i prezzi medi dei carburanti hanno subito un’immediata variazione al rialzo, riflettendo il pieno carico fiscale delle imposte indirette.
Le accise sui carburanti: un contesto necessario
Le accise sui carburanti sono imposte indirette che gravano su prodotti specifici come la benzina e il gasolio. Queste imposte, stabilite a livello nazionale, rappresentano una componente significativa del prezzo finale che i consumatori pagano alla pompa.
Gli interventi di riduzione temporanea delle accise erano stati introdotti come risposta all’aumento dei prezzi dell’energia, in particolare quelli aggravati dal conflitto tra Israele e Iran, con l’obiettivo primario di limitare l’impatto sui costi di rifornimento per gli automobilisti.
La misura, inizialmente introdotta per un periodo di 20 giorni e successivamente estesa fino a giugno 2026, è stata revocata in concomitanza con la diminuzione delle tensioni internazionali e il conseguente calo delle quotazioni del greggio, che hanno riportato il prezzo del petrolio a livelli più contenuti, attorno ai 70 dollari al barile.