La Borsa di Tokyo ha avviato gli scambi in calo nella giornata del 15 settembre 2026, seguendo la flessione già registrata dal mercato azionario statunitense. In apertura, l’indice Nikkei ha segnato un ribasso dello 0,36%, attestandosi a quota 63.262,99 punti, il che corrisponde a una perdita di circa 230 punti. Questo movimento ribassista è stato alimentato da una serie di fattori convergenti, tra cui la debolezza del settore tecnologico e, in particolare, del comparto dell’intelligenza artificiale, il costante rialzo delle quotazioni del greggio, che hanno superato i 105 dollari al barile, e l’aumento dei rendimenti obbligazionari.
Sul mercato valutario, lo yen ha mantenuto una sostanziale stabilità nei confronti del dollaro, attestandosi a 154,40, e ha mostrato variazioni minime contro l’euro, scambiato a 178,30. L’attenzione degli investitori si è concentrata anche sulla decisione della Bank of Japan, attesa per venerdì, un elemento che si aggiunge al quadro di pressione sui titoli tecnologici e al rialzo delle materie prime energetiche che ha caratterizzato l’avvio di seduta.
Il contesto dei mercati asiatici
Il calo registrato dalla Borsa di Tokyo si inserisce in un più ampio contesto di vendite che ha interessato i titoli tecnologici asiatici già nella giornata di lunedì 14 settembre 2026. Durante quella seduta, il Kospi sudcoreano, indice fortemente influenzato dal comparto tecnologico, aveva registrato una flessione del 3,1%, mentre il Nikkei 225 giapponese aveva ceduto l’1,1%.
Questo trend ribassista ha colpito in particolare le aziende legate alla produzione di chip e all'intelligenza artificiale, evidenziando una chiara riduzione dell’esposizione degli investitori verso i titoli del settore AI.
Parallelamente, i future statunitensi sul Nasdaq 100 hanno mostrato un calo più marcato, pari all’1,2%, rispetto alla flessione dello 0,4% dei future sull’S&P 500. Tale divergenza ha segnalato una pressione più intensa sui titoli growth in vista dell’apertura di Wall Street. Il quadro è stato ulteriormente complicato dall’andamento dei rendimenti dei Treasury statunitensi, che si sono mossi verso la soglia del 5%, e da una probabilità di mercato stimata all’86% per un rialzo dei tassi di interesse da parte della Federal Reserve di 25 punti base nel corso della settimana, a seguito di dati sull’inflazione statunitense superiori alle previsioni.
Pressioni su tecnologia, semiconduttori e petrolio
Il comparto dei semiconduttori è rimasto al centro delle vendite in tutta la regione asiatica. In Corea del Sud, SK Hynix ha registrato una perdita del 4,3%, Samsung Electronics ha ceduto il 2,5% e LG Innotek ha perso il 3,1%. Anche in Giappone, le pressioni hanno coinvolto significativamente i titoli legati ai chip: Kioxia ha segnato un ribasso del 7,1%, Murata Manufacturing del 3,6%, e anche TDK ha subito significative pressioni di vendita.