Confindustria Basilicata ha delineato le proprie priorità per il futuro del settore automotive, a seguito di un incontro a Bruxelles con le dodici regioni europee protagoniste del comparto. L'associazione ha indicato come elementi centrali la neutralità tecnologica, l'istituzione di un fondo europeo per la competitività, una maggiore flessibilità, la revisione dei target e la semplificazione burocratica. Il presidente Francesco D’Alema ha sollecitato le istituzioni europee ad ascoltare il settore e ad affrontare la decarbonizzazione con realismo e pragmatismo.
La posizione dell'associazione lucana si concentra sulla transizione industriale dell'auto e sul rapporto tra imprese, territori produttivi e normative europee. D’Alema ha evidenziato la necessità di riconoscere gli errori di un percorso impostato su un'unica tecnologia, sottolineando come ciò influisca sulla tenuta dell'intera filiera, che comprende aziende di produzione, componentistica e servizi correlati.
Le richieste chiave dopo il confronto di Bruxelles
Nel quadro emerso dal confronto con le regioni dell'automotive, Confindustria Basilicata ha posto l'accento sulla neutralità tecnologica. Questa richiesta mira a non limitare la transizione a un'unica soluzione industriale, mantenendo aperte diverse opzioni produttive e tecnologiche.
Contestualmente, l'associazione ha chiesto un fondo europeo per la competitività, pensato per sostenere il settore nelle sfide di mercato e nelle trasformazioni legate alla riduzione delle emissioni.
Tra le priorità figurano anche una maggiore flessibilità, la revisione dei target e la semplificazione burocratica. Questi elementi sono considerati fondamentali per un percorso di decarbonizzazione che tenga conto delle condizioni operative delle imprese. La richiesta di Confindustria Basilicata si concentra sulla filiera automotive e sul ruolo dei territori che ospitano stabilimenti e attività produttive del comparto.
I mini contratti di sviluppo per la filiera
Confindustria Basilicata ha valutato positivamente l'attivazione dei mini contratti di sviluppo destinati alla filiera automotive.
Questo strumento mette a disposizione 300 milioni di euro a sostegno delle imprese, con particolare attenzione alle Pmi e agli investimenti nel Mezzogiorno. La misura è parte integrante della politica industriale per il settore.