WASHINGTON – La giudice distrettuale Araceli Martínez-Olguín ha approvato il 30 settembre 2026 un accordo transattivo tra Paramount e un gruppo di Stati americani, rimuovendo un ostacolo significativo alla maxi acquisizione di Warner Bros., valutata 110 miliardi di dollari. Il provvedimento giunge a seguito di una causa avviata a luglio da alcuni Stati, i quali avevano contestato l'operazione per il possibile rafforzamento di una singola società nel mercato della televisione via cavo e dei grandi film hollywoodiani.
Il gruppo di Stati era guidato dal procuratore generale della California, Rob Bonta.
L'azione legale sosteneva che l'acquisizione avrebbe concentrato un eccessivo potere nelle mani di un'unica entità, con ripercussioni negative sia nel settore della tv via cavo che in quello delle principali produzioni cinematografiche di Hollywood. Con l'approvazione di questa intesa, il procedimento promosso dagli Stati esce dalla fase che bloccava uno dei passaggi giudiziari cruciali legati all'intera operazione.
Il quadro dell'accordo giudiziario
L'accordo siglato e approvato dalla giudice Martínez-Olguín coinvolge direttamente Paramount e i dodici Stati che avevano inizialmente contestato l'acquisizione. La controversia era nata dalla causa presentata a luglio, incentrata sulla struttura del mercato audiovisivo statunitense.
Il fulcro del ricorso riguardava la potenziale concentrazione di attività televisive e cinematografiche sotto un unico gruppo, con particolare riferimento alla distribuzione via cavo e ai film di grande richiamo prodotti o distribuiti a Hollywood. Alla chiusura delle azioni legali si è unita anche la Writers Guild of America.
Nell'ambito di questa intesa, Paramount, controllata da Skydance, ha accettato di assumere diversi impegni aziendali. Questi includono misure volte a incrementare la produzione cinematografica negli Stati Uniti, a destinare fondi per il sostegno e lo sviluppo professionale dei lavoratori potenzialmente colpiti dalla fusione, e a istituire un meccanismo di monitoraggio per garantire l'indipendenza editoriale delle attività informative del gruppo, in particolare per CBS e CNN.
Gli impegni di Paramount per l'intesa
Tra i termini specifici previsti per la risoluzione delle contestazioni figurano l'aumento della produzione cinematografica sul territorio statunitense e lo stanziamento di risorse per la formazione e lo sviluppo professionale dei lavoratori interessati dalla fusione. Inoltre, Paramount si è impegnata a rispettare obiettivi annuali di distribuzione di film e a creare un organismo indipendente incaricato di vigilare sull'indipendenza editoriale delle sue testate giornalistiche, come CBS News e CNN.
Gli Stati hanno ottenuto anche impegni relativi alla gestione separata delle trattative per alcuni canali via cavo, con l'obiettivo dichiarato di contenere i costi per i consumatori.
Il procuratore generale della California, Rob Bonta, pur sostenendo l'accordo, ha precisato che l'intesa non costituisce un via libera politico alla fusione. Al contrario, Paramount e il suo CEO, David Ellison, hanno presentato l'accordo come un passo decisivo verso il completamento dell'operazione.
La Writers Guild of America, pur avendo chiuso la propria causa, ha ribadito le sue preoccupazioni, avvertendo che la fusione potrebbe potenzialmente danneggiare gli sceneggiatori e l'industria dell'intrattenimento in generale. Anche alcuni critici, tra cui esponenti politici e gruppi antitrust, hanno definito l'accordo troppo debole, avvertendo che una maggiore concentrazione nel settore dell'intrattenimento potrebbe portare a licenziamenti, a meno concorrenza e a prezzi più alti per i consumatori.
Altri procuratori generali, inclusi quelli del Connecticut, hanno sottolineato che l'obiettivo primario dell'azione legale era la protezione dell'indipendenza editoriale di CNN e CBS News. La vicenda evidenzia come la mancata azione del governo federale contro la fusione abbia reso più complessa la battaglia legale intrapresa dai singoli Stati.