La corilicoltura nel Cuneese ha registrato un'espansione notevole negli ultimi dieci anni, con la superficie coltivata a nocciole che è aumentata del 63%. Questo incremento ha portato gli ettari dedicati da circa 8.000 a ben 13.000, consolidando la provincia come un polo fondamentale per il settore. I noccioleti cuneesi rappresentano infatti quasi la metà dei 28.000 ettari complessivi coltivati in Piemonte.
Nonostante questa crescita, l'annata in corso si caratterizza per una produzione incerta e rese molto variabili. Questa eterogeneità è stata rilevata in diverse zone e impianti: mentre alcune aree presentano produzioni basse, il Cuneese, il Saluzzese e il Fossanese mostrano risultati migliori, spesso grazie a noccioleti più giovani, a una gestione agronomica più avanzata e alla disponibilità di irrigazione.
Espansione dei noccioleti e bilancio produttivo
L'incremento da 8.000 a 13.000 ettari in un decennio evidenzia la forte crescita del settore nel Cuneese, che contribuisce in modo significativo al totale regionale di 28.000 ettari. Il bilancio definitivo della campagna non è ancora completo, poiché la raccolta è ancora in corso e la valutazione finale dipenderà dalle successive fasi di pulizia ed essiccazione. La variabilità delle rese rimane l'aspetto predominante, con differenze significative tra le diverse aree produttive.
Le priorità per il settore: le richieste alla Regione
Di fronte a questo scenario, Coldiretti Cuneo ha sollecitato la Regione Piemonte a intervenire con misure strutturali per il comparto corilicolo.
Le richieste vertono su una migliore gestione della risorsa idrica, l'erogazione di fondi per l'estirpo, il reimpianto e la rigenerazione dei noccioleti più vecchi, un rafforzamento della ricerca applicata e l'assegnazione di risorse dedicate al settore tramite il CSR. L'obiettivo è garantire la stabilità produttiva, valorizzare la qualità e l'origine delle nocciole e sostenere gli investimenti degli agricoltori.
Con 13.000 ettari dedicati alla coltura, il nocciolo è un pilastro dell'economia agricola della Granda, rendendo questi interventi strategici per il suo sviluppo futuro.