Il Consiglio dei ministri ha approvato il 13 ottobre 2026 un decreto legge di rilevante importanza per il futuro dell'Ilva, focalizzato sugli impianti di Taranto. Il provvedimento si inserisce in una fase cruciale e delicata, quella che precede la pronuncia della Cassazione, e mira a garantire la continuità operativa dello stabilimento. Le misure delineate nel testo sono volte a mantenere operativi gli impianti, a sostenere attivamente la reindustrializzazione delle aree ex Ilva, ad attrarre nuovi investimenti strategici nel territorio di Taranto e a favorire la ricollocazione dei lavoratori coinvolti nella complessa crisi industriale.

Tra le disposizioni più significative del decreto, spicca il mantenimento in riscaldo degli impianti dell’area a caldo. Questa decisione è considerata fondamentale per la continuità produttiva e operativa dello stabilimento di Taranto in questa particolare congiuntura, in attesa della decisione della Cassazione. Il decreto include, inoltre, l'erogazione dell'ultima tranche del prestito destinato ad Acciaierie d'Italia, attualmente in amministrazione straordinaria, un passo essenziale per la sua gestione e stabilità.

Il sostegno finanziario: l'ultima tranche del prestito

L'importo di questa ultima tranche ammonta a 40,5 milioni di euro. Questo finanziamento è specificamente indirizzato ad Acciaierie d'Italia, che si trova sotto amministrazione straordinaria, e la sua erogazione è strettamente correlata a una decisione precedentemente assunta dalla Commissione europea nel febbraio dello stesso anno.

Il prestito è parte integrante di un pacchetto di misure più ampio, che comprende anche gli interventi per gli impianti di Taranto e per la reindustrializzazione delle aree ex Ilva, delineando un approccio complessivo alla crisi del settore.

La decisione della Commissione europea, risalente al 9 febbraio 2026, aveva autorizzato un prestito di salvataggio da parte dell'Italia, per un valore massimo di 390 milioni di euro, a favore di Acciaierie d'Italia, all'epoca ancora identificata come ex Ilva. La Commissione aveva riconosciuto AdI come il principale produttore integrato di acciaio in Italia, inquadrando la misura nell'ambito delle norme dell'Unione europea sugli aiuti di Stato. L'obiettivo primario di questo prestito era quello di coprire i costi operativi dell'azienda fino al momento del trasferimento dell'attività a un nuovo operatore, che sarebbe stato selezionato attraverso una procedura di gara pubblica, garantendo così una transizione ordinata e la continuità produttiva.

Acciaierie d'Italia e il ruolo strategico di Taranto

Il complesso di Acciaierie d'Italia si articola su otto siti dedicati alla produzione e alla manutenzione. Tra questi, lo stabilimento di Taranto emerge come il più grande e significativo, rappresentando un'acciaieria integrata di fondamentale importanza per il panorama industriale italiano. La Commissione europea ha evidenziato che la società impiega circa 10.000 persone complessivamente. Per quanto riguarda specificamente lo stabilimento di Taranto, si contano circa 8.000 lavoratori, una vasta superficie di 15 milioni di metri quadrati e una capacità produttiva massima che raggiunge i 6 milioni di tonnellate di acciaio al carbonio grezzo all’anno.

Questo imponente stabilimento è un fornitore chiave per diversi settori industriali strategici, tra cui l'automobilistico, quello dei componenti e l'elettronico.