Il Misery Index di Confcommercio ha registrato a settembre 2026 un valore di 12,2 punti, segnando un aumento di quattro decimi rispetto al mese precedente, agosto. Questo dato, comunicato il 7 ottobre 2026, rappresenta il livello più elevato raggiunto dall'indicatore da febbraio 2024, evidenziando un deterioramento complessivo che è principalmente attribuibile all'accelerazione dei prezzi dei beni e dei servizi acquistati con maggiore frequenza dalle famiglie.

L'incremento dell'indice si è verificato in un contesto di sostanziale stabilità del mercato del lavoro.

La disoccupazione estesa, infatti, si è attestata al 6,6%, mostrando una marginale diminuzione rispetto al mese precedente. Tuttavia, la principale leva del peggioramento dell'indicatore è stata l'impennata dei prezzi per i prodotti e i servizi di uso quotidiano, la cui crescita è passata dal 4,3% di agosto al 5,3% a settembre.

L'accelerazione dei prezzi: il ruolo di energia e alimentari

L'aumento significativo dei prezzi per i beni e i servizi ad alta frequenza d'acquisto è stato trainato in particolare dai settori dell'energia e degli alimentari freschi. Questa variazione di un punto percentuale nella dinamica dei prezzi, che ha visto il tasso salire dal 4,3% ad agosto al 5,3% a settembre, ha esercitato un'influenza più marcata sull'andamento complessivo del Misery Index rispetto alla componente relativa al mercato del lavoro, la quale è rimasta invariata nel periodo considerato.

Confcommercio evidenzia come questo scenario sia anche legato al persistere di tensioni sulle materie prime importate. L'associazione sottolinea, tra i fattori meritevoli di attenzione, la concreta possibilità che le elevate dinamiche inflazionistiche sui beni e servizi di consumo più frequente possano avere un impatto significativo, ampliando l'area del disagio sociale.

Le preoccupazioni per il disagio sociale e la domanda interna

Nelle sue prime stime relative a settembre, Confcommercio ha espresso chiare preoccupazioni, affermando che “in termini prospettici si confermano i timori di un ulteriore ampliamento dell'area del disagio sociale”. Questa previsione è il risultato della combinazione tra l'aumento dei prezzi per gli acquisti ricorrenti e le persistenti tensioni che caratterizzano il mercato delle materie prime importate.

L'associazione lega inoltre le proprie apprensioni alla potenziale evoluzione della domanda delle famiglie. Il mantenimento di dinamiche inflazionistiche elevate per i beni e servizi acquistati con maggiore frequenza, unitamente ai rischi di una loro propagazione ad altre filiere produttive e di consumo, “consolida le preoccupazioni su un possibile rallentamento, nei prossimi mesi, della domanda delle famiglie a causa di una riduzione del reddito disponibile”. Questo scenario potrebbe, a sua volta, influire negativamente sulla capacità di spesa e sul benessere generale delle famiglie italiane.