Un recente studio, presentato a Bari il 6 ottobre 2026 da Ennio Cascetta, docente ordinario di Pianificazione dei trasporti al Massachusetts Institute of Technology, per conto di Filt Cgil, ha rivelato un dato allarmante per il Mezzogiorno d'Italia. Negli ultimi vent'anni, l'area ha subito una perdita demografica significativa, pari a 770mila abitanti. Questa diminuzione, che rappresenta una variazione percentuale del -0,77% tra il 2002 e il 2025, è stata illustrata nell'ambito dell'iniziativa "Infrastrutture 2030: oltre il Pnrr, l'Italia del futuro", tenutasi nel capoluogo pugliese.
Cascetta ha sottolineato la gravità di questa cifra, paragonandola alla popolazione complessiva di città come Bari, Reggio Calabria e Catania. L'analisi territoriale contenuta nello studio evidenzia un chiaro divario: nel 2002, il Nord contava 25,6 milioni di abitanti, il Centro 10,9 milioni e il Sud 20,5 milioni. Entro il 2025, le proiezioni indicano una crescita per il Nord, che raggiunge i 27,5 milioni, e per il Centro, con 11,7 milioni. Al contrario, il Sud registra un'ulteriore contrazione, scendendo a 19,7 milioni di residenti, confermando una tendenza negativa che contrasta con l'espansione delle altre macro-aree del Paese.
Popolazione e accessibilità: un divario crescente
Il calo demografico è strettamente correlato, secondo lo studio, alle problematiche legate ai trasporti e all'accessibilità.
Le disparità territoriali emergono chiaramente dal confronto sulla capacità di raggiungere residenti e attività economiche. Ad esempio, un viaggio di 400 chilometri con partenza da Milano permette di accedere a un bacino di 21,822 milioni di residenti. Partendo da Messina, invece, nello stesso raggio d'azione, i residenti raggiungibili si riducono drasticamente a 4,198 milioni.
Il divario si accentua ulteriormente considerando un raggio di 1.200 chilometri: il Prodotto Interno Lordo (PIL) delle regioni europee accessibili da Milano ammonta a 24,7 milioni, mentre da Messina si attesta a soli 2,159 milioni. Questa profonda differenza evidenzia come la posizione geografica e la qualità delle infrastrutture incidano direttamente sulle opportunità economiche e sociali.
Il documento presentato a Bari descrive questo squilibrio come un "circolo vizioso in atto" nel Mezzogiorno. Una minore popolazione comporta una riduzione della domanda di beni e servizi, che a sua volta genera una diminuzione dei servizi disponibili. La contrazione dei servizi incide negativamente sull'accessibilità del territorio, e una minore accessibilità contribuisce ulteriormente alla perdita di popolazione. Questo meccanismo evidenzia la stretta interconnessione tra la dinamica demografica e l'efficienza del sistema dei collegamenti.
Le disparità nella rete ferroviaria
Le disparità infrastrutturali si riflettono anche nella distribuzione della rete ferroviaria nazionale. Lo studio rivela che il 45% dei chilometri di rete si concentra nel Nord Italia, mentre al Sud la quota si ferma al 34%. Questa distribuzione ineguale sottolinea le sfide che il Mezzogiorno deve affrontare per migliorare la propria connettività e invertire le tendenze demografiche negative.