Il presidente di Confindustria, Emanuele Orsini, ha sollevato un allarme sulla revisione della legge quadro sull’artigianato. Ha posto al centro del dibattito la tutela dei lavoratori, la concorrenza leale tra imprese e la crescita del sistema produttivo. Orsini ha rivolto un appello alle associazioni dell’artigianato, chiedendo loro di chiarire se il loro obiettivo sia difendere gli artigiani o salvaguardare i propri interessi di rappresentanza e bilanci.
La posizione di Confindustria, che rappresenta oltre 140mila imprese e quasi 5,5 milioni di lavoratori, è stata ribadita da Orsini: la revisione della legge quadro sull'artigianato deve affrontare la tutela dei lavoratori, la concorrenza equa tra le imprese e la promozione della crescita del sistema produttivo.
Un punto cruciale, ha sottolineato, che non può essere ignorato.
Il nodo della definizione di impresa artigiana
Orsini ha chiarito che la preoccupazione di Confindustria non è l’artigianato in sé. Il punto critico risiede nell’utilizzo di una definizione giuridica per ottenere vantaggi economici e contributivi non coerenti con la reale natura dell’impresa artigiana. Questo, ha sottolineato, solleva interrogativi sugli obiettivi delle associazioni di categoria.
La discussione si inserisce nel contesto di una bozza di nuove disposizioni del Mimit, che modifica la disciplina delle imprese artigiane. Il testo prevede per le aziende artigiane la possibilità di aumentare la propria dimensione fino a 50 dipendenti, superando i limiti attuali (tra 18 e 32).
Introduce inoltre forme societarie più flessibili, la facoltà per il titolare di non essere obbligatoriamente presente in azienda e la gestione fino a tre sedi.
Le gravi conseguenze per lavoratori e mercato
Le potenziali conseguenze della revisione, secondo Orsini, potrebbero essere gravi e di vasta portata. I lavoratori, ha avvertito, potrebbero essere penalizzati da condizioni contrattuali e salariali meno favorevoli. Il sistema previdenziale, a sua volta, rischierebbe di subire danni a causa di diversi livelli di contribuzione. Inoltre, le imprese che investono e mirano alla crescita potrebbero essere scoraggiate, preferendo rimanere in un perimetro di privilegio per accedere a vantaggi specifici, con conseguenti effetti distorsivi sulla concorrenza e sull'intero sistema produttivo.