Il vicepremier e ministro dei Trasporti, Matteo Salvini, è intervenuto il 17 ottobre 2026 da Roma per difendere la richiesta di un contributo di almeno 5 miliardi di euro al settore bancario. La sua dichiarazione si inserisce nel confronto tra governo e banche sulla legge di Bilancio 2027. Salvini ha replicato al presidente dell’Abi, Antonio Patuelli, che aveva evocato la Costituzione e parlato di banchieri economicamente “mazzolati”. Il vicepremier ha definito le parole di Patuelli “sorprendenti”, collegando la richiesta agli elevati utili registrati dagli istituti di credito negli ultimi anni.

Salvini ha dettagliato i risultati finanziari del settore: 25,5 miliardi di euro di utili nel 2022, 40,6 miliardi nel 2023, 46,5 miliardi nel 2024 e 47,5 miliardi nel 2025. Per l’anno in corso, si prevedono profitti superiori a 50 miliardi di euro. Ha inoltre citato la chiusura di 2.510 sportelli bancari e l’uscita di 12.900 dipendenti tra il 2022 e il 2025.

La replica di Salvini e la giustificazione del prelievo

Il vicepremier ha contestato la rappresentazione delle banche come soggetti penalizzati, citando il tax rate effettivo del settore, indicato al 19,2% nel 2025. Ha collegato i risultati degli istituti agli interessi e alle commissioni pagati da cittadini, famiglie e imprese, definendo il contributo richiesto un intervento di “assoluto buonsenso”.

Per Salvini, una richiesta di almeno 5 miliardi di euro a un comparto con tali livelli di utili rappresenta “il minimo”.

Le critiche dell'Abi alla manovra

L’Associazione Bancaria Italiana (Abi) ha espresso contrarietà alla misura inserita nella legge di Bilancio 2027. Il presidente Antonio Patuelli ha richiamato il rispetto degli accordi e ha affermato che la Costituzione non prevede che alcuni debbano essere “mazzolati”. Il vicepresidente Gianfranco Torriero ha definito il prelievo “assolutamente non concordato”, distinguendolo dagli interventi degli anni precedenti.